Elisabetta Esposito – Congresso Partito Comunista Cinese

 Nella PUNTATA DEL 25 OTTOBRE 2017

della trasmissione: Ho scelto Cusano       

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Oltre lo spettacolo del Congresso (I): la marcia di Xi verso Pechino

Il 18 ottobre ha aperto i battenti il XIX Congresso del Partito Comunista cinese, visto da molti come un evento epocale per il futuro del Regno di mezzo. L’evento è stato introdotto da un lungo discorso del Presidente Xi Jinping che, tra ambizioni geopolitiche e nuove strategie economiche, ha tratteggiato una Cina superpotenza mondiale guidata da un nuovo “pensiero” politico e sociale. In questa prima parte di un lungo speciale analizziamo i retroscena e le premesse che hanno portato alla kermesse di Pechino e all’irresistibile ascesa di Xi ai vertici dello Stato cinese

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Al termine del XVIII Congresso del Partito Comunista cinese (PCC), l’attenzione era concentrata sulla necessità di far ripartire le riforme, di fronte al timore di un hard landing economico, per riuscire a raggiungere, nel medio periodo (il 2020), l’obiettivo di una “moderata prosperità” e nel lungo periodo (il 2049, centenario della fondazione della RPC), lo status di Paese “sviluppato”, come vagheggiato nel sogno cinese. Dopo questo Congresso si profilava una sostanziale virata rispetto alla leadership uscente, quella di Hu Jintao, eletto nel 2002 dal XVI Congresso, che aveva ripristinato la centralità del ruolo svolto dal Grande Timoniere, artefice della rinascita cinese, nonostante gli innegabili (e non più taciuti) errori della rivoluzione culturale. L’acme di questa linea politica fu rappresentata nella grande kermesse con cui si celebrò il sessantesimo anniversario della Rivoluzione: Hu, in abiti di foggia maoista, aveva veicolato un nuovo nazionalismo, nel tentativo di compattare una nazione disgregata da una crescita economica troppo veloce, che aveva prodotto molte distorsioni e profonde tensioni sociali, cercando nuove opportunità per uno sviluppo sostenibile.

A man takes photos of a party flag of Communist Party of China made with flowers, which promotes the 19th National Congress of the Communist Party of China (CPC), in Shanghai, China September 30, 2017. REUTERS/Aly Song

LA CRISI ECONOMICA E IL MODELLO CINESE

Queste criticità economiche si incrociarono poi con la grave crisi del capitalismo occidentale, iniziata tra il 2007 ed il 2008, a seguito del processo di finanziarizzazione dell’economia, sospinta dalla deregulation neoliberista, in un mondo in cui si venivano globalizzando anche gli strumenti finanziari, sempre più strutturati e complessi, oggetto di spregiudicate e rovinose speculazioni. A questo si aggiungeva il problema della sovrapproduzione, dovuta alla rottura dell’equilibrio tra il potenziale produttivo e la capacità di consumo di una classe media e lavoratrice, depauperata e largamente disoccupata in America come in Europa, sferzata da una politica di bilancio restrittiva che avrebbe dovuto allentare la crescita del debito pubblico statuale. In questo assetto economico internazionale la Cina si proponeva con un nuovo modello macroeconomico, l’economia di mercato socialista, che non era stata travolta dalla crisi in atto, ma dalla quale era emersa una progettualità politica, riproposta nel 2011 in occasione dei 90 anni della fondazione del PCC.

L’ASCESA DELLA QUINTA GENERAZIONE 

In questo contesto viene nominato nel 2012 il nuovo Comitato permanente del Politburo, capeggiato da Xi Jinping, che costituiva la cd. quinta generazione: la prima, quella di Mao, comprendeva gli eroi della Lunga Marcia e della guerra antigiapponese, che avevano fondato la Repubblica popolare; la seconda, quella di Deng Xiaoping, rappresentava il gruppo di coloro che avevano voluto l’apertura della Cina al mondo esterno e il passaggio da un’economia rigidamente pianificata all’economia di mercato socialista; la terza, quella di Jiang Zemin, aveva preso il potere dopo l’epurazione di Zhao Ziyang in seguito alla strage di Tiananmen, virando verso obiettivi tesi a distogliere le masse dalle aspirazioni democratiche; la quarta, quella di Hu Jintao, apriva le porte a burocrati preparati e alla tecnocrazia. L’ascesa al potere di Xi Jinping veniva fortemente sostenuta dalle scelte politiche ed ideologiche di un partito comunista legittimato dai successi economici e dall’epopea della rinascita che si contrappone alla crisi che investe su tutti i piani i sistemi democratici occidentali.

LA CINA DI XI JINPING

In questi cinque anni Xi Jinping ha combattuto aspramente contro quella che viene definita dagli intellettuali la “trappola di trasformazione”, una vasta area di poteri forti che tengono in ostaggio le riforme, bloccandone e distorcendone gli effetti, per stravolgerne lo spirito, insinuando nel popolo una vera avversione al cambiamento, considerato causa prima della diffusa corruzione. In realtà questi gruppi di interesse, proteggendo pochi privilegiati, contribuirebbero ad acuire le tensioni sociali, aumentando il divario nella distribuzione del reddito fino ad una vera e propria polarizzazione della ricchezza, in un Paese che solo cinquant’anni prima aveva elaborato una sorta di mitologia dell’uguaglianza. Le riforme economiche, che hanno consentito al valore del PIL di moltiplicarsi centodieci volte in soli 30 anni, vengono collegate alle riforme politiche ed amministrative, il cui  target è “rischiare riforme imperfette, ma evitare crisi e immobilità”, onde rivedere la crescita in termini qualitativi, per ricostruire quella cornice di armonia cui, da cinquemila anni, anela tutta la civiltà cinese.

MODERNIZZARSI SENZA OCCIDENTALIZZARSI

Il Presidente Xi ha difeso strenuamente in questi cinque anni il ruolo di potenza regionale giocato dalla Cina, non celando l’intento di raggiungere obiettivi più arditi, anche in modo molto assertivo. Da qui i conflitti per imporre la propria sovranità marittima, associati alle allettanti proposte racchiuse nelle nuove Vie della Seta per terra e per mare, aspetti poliedrici di un’ascesa che coniuga il potere militarecon quello economico, coinvolgendo tutti i continenti del pianeta. Le salde radici nell’humus confuciano hanno saputo dare peculiari caratteristiche al modello di sviluppo cinese ed alla governance del nuovo Impero Celeste, che sembra far leva più sulla tradizione culturale che sui valori socialisti. In questo contesto ideologico si è assistito ad un irrigidimento sulla questione dei diritti umani, il cui acme è stato rappresentato dalla tragica fine del premio Nobel Liu Xiaobo. Anche le istanze democratiche sono state progressivamente soffocate, con pesanti conseguenze nei rapporti con Taiwan, avviluppata all’unica Cina, e con Hong Kong, che ha visto diminuire di giorno in giorno i diritti fondamentali e le libertà, che dovrebbero essere garantiti dalla Basic Law e che invece paiono sempre più assottigliarsi.

NUOVI ORIZZONTI

Il XIX Congresso nazionale del Partito comunista cinese …..CONTINUA A LEGGERE SUL CAFFé GEOPOLITICO…

https://www.ilcaffegeopolitico.org/59887/oltre-lo-spettacolo-del-congresso-i-la-marcia-di-xi-verso-pechino

 

SCRITTO DA ELISABETTA ESPOSITO MARTINO

PUBBLICATO SUL CAFFè GEOPOLITICO IL 25/10/2017

(FILES) This file picture taken on November 15, 2012 shows the Communist Party of China’s new Politburo Standing Committee, the nation’s top decision-making body (L-R): Zhang Gaoli, Liu Yunshan, Zhang Dejiang, Xi Jinping, Li Keqiang, Yu Zhengsheng and Wang Qishan meeting the press at the Great Hall of the People in Beijing.
Chinese leader Xi Jinping is expected to tighten his grip on power at a Communist Party conclave in mid October, 2017, cementing his stature as the country’s most dominant ruler in decades. / AFP PHOTO / MARK RALSTON / TO GO WITH: China-congress-politics, Laurent THOMET

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La Corea e i fantasmi del Vietnam

 La Corea del Nord, poco dopo l’ultimo lancio missilistico che,  a Settembre 2017, ha sorvolato il Giappone, ha condotto il sesto test nucleare, probabilmente facendo detonare una bomba all’idrogeno, l’ordigno più devastante mai inventato dall’uomo. Un evento che ha fatto sussultare tutto l’Estremo Oriente, generando panico e costernazione nelle maggiori capitali della regione. E mentre Kim Jon-un minaccia il mondo, i fantasmi di una possibile catastrofe riportano indietro nel tempo l’immaginario collettivo…

1. MEMORIA E OBLIO – Lo scorso giugno, durante il Memorial Day a Seul, il neoeletto Presidente sudcoreano, Moon Jae-in, si è rivolto ai veterani della guerra del Vietnam, ringraziandoli perchè, col loro sacrificio, hanno permesso il decollo economico del Paese. Queste parole hanno suscitato molte perplessità tra i coreani e anche tra i vietnamiti, considerati ora i due popoli più in sintonia in Estremo Oriente, soprattutto per gli stretti legami economici e finanziari.  Parlare della guerra del Vietnam è difficile per tutti ma, in particolare, per queste due giovani popolazioni, protese verso il futuro e spesso ignare di eventi che i loro genitori hanno preferito dimenticare, “uccidendo la memoria delle uccisioni” (Heonik Kwon 2006). Ricordare quel conflitto, non trascurandone gli insegnamenti, è però doveroso ed importante, tanto più ora che le minacce del Governo di Pyongyang, sempre più reiterate e preoccupanti, fanno temere una guerra i cui esiti non sarebbero certamente scontati. E’ vero che l’oblio ha scolorito i contorni delle tragedie di questo recente passato, ma molti fantasmi popolano ancora l’immaginario di milioni di uomini, al di là e al di qua dell’Oceano Pacifico, e spiega come e perché tante reazioni e altrettante incertezze si susseguano e si intreccino, producendo un quadro preoccupante quanto confuso.

Crack troops of the Vietnamese Army in combat operations against the Communist Viet Cong guerillas. Marshy terrain of the delta country makes their job of rooting out terrorists hazardous and extremely difficult. 1961.

 

2. SCENARI DI GUERRA – L’ordine mondiale gestito dagli Stati Uniti, unica potenza superstite della guerra fredda, e “non gestito” da un’Europa debole, si sta infatti sgretolando giorno dopo giorno, nell’impossibilità di garantire un equilibrio soddisfacente. Per questo le lancette dell’orologio dell’Apocalisse, il Doomsday clock, sono state spostate a due minuti e mezzo dall’ora X, quella che indica la fine del mondo, paventata dalle minacce nucleari del leader nordcoreano e dal timore di una risposta armata da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, che potrebbe innescare  un meccanismo incontrollabile. Le conseguenze sarebbero gravissime, in primis per la Corea del Sud, e le ripercussioni internazionali pesantemente destabilizzanti, soprattutto a livello economico. Il crollo del regimenordcoreano e la catastrofe umanitaria che tracimerebbe oltre le frontiere della RPC creerebbero scenari disastrosi. La Cina poi, avvezza ad avere Stati satelliti, storicamente tributari, ai propri confini, difficilmente acconsentirebbe ad una (legittima) riunificazione della vicina penisola, come accadde subito dopo la guerra del Vietnam, quando Pechino reagì con una guerra lampo contro il Governo di Hanoi, riunificato sotto l’egida comunista. A fronte di ciò risulta oltremodo improponibile per l’ottica cinese prefigurare una penisola coreana riunificata e filoamericana. Queste circostanze spiegano ampiamente la posizione odierna di Xi Jinping che, d’altronde, colloquia con Putin senza probabilmente fidarsi troppo di una Russia più erede dell’espansionismo zarista che della fede comunista.

 

3. PASSATO SCOMODO E FUTURO INCERTO – D’altro canto la guerra del Vietnam molto ha insegnato agli attuali protagonisti della crisi nordcoreana. All’indomani dell’armistizio di Panmunjom, la Corea del Sud versava in gravi condizioni economiche, aggravate dai timori di azioni aggressive da parte del Governo di Pyongyang e di alleggerimenti nel quadrante da parte degli Stati Uniti, travolti dal pantano del Sud-est asiatico. Questa situazione geopolitica e un’oculata strategia spinsero il Governo di Seul a mettere a disposizione un consistente contingente militare che fu inviato in Vietnam per partecipare ad una sorta di “guerra santa” del mondo libero contro i comunisti. I sudcoreani si resero ben presto conto che il nemico era motivato e forte e che spesso gli stessi soldati americani confondevano tra vietnamiti e coreani, tutti “gooks”, ovvero “musi gialli”. Questo intervento diede lo scossone definitivo al concetto di identità asiatica, già compromesso dalle aggressioni nipponiche della seconda guerra mondiale mentre, d’altro canto, la pioggia di sussidi e concessioni americane, oltre alle cospicue rimesse dei soldati, impegnati sul campo di battaglia vietnamita, permisero all’economia di risollevarsi, avviando quella ripresa economica che ha mantenuto il PIL della Corea del Sud  …continua a leggere sul CAFFé GEOPOLITICO…

SORGENTE: https://www.ilcaffegeopolitico.org/58168/la-corea-e-i-fantasmi-del-vietnam

SCRITTO DA ELISABETTA ESPOSITO MARTINO

PUBBLICATO SUL CAFFè GEOPOLITICO IL 14/09/2017

 

 

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CRISI NEL MONDO

Il mondo globalizzato sta subendo un processo di trasformazione misterioso, che ha già creato ampie fratture tra gli uomini che popolano i diversi continenti, modificando e anche sconvolgendo la tradizionale funzione normativa degli Stati e la loro capacità di controllare l’uso della forza e di dirimere le controversie in modo ragionevole, soddisfacente per i singoli e proficuo per le nazioni. Da questa crisi sono emersi nuovi protagonisti a livello internazionale che si interfacciano o, a volte , sostituiscono gli Stati, e creano un ancoraggio in alcuni valori, di carattere universale, che da una parte si impongono nello spazio e nel tempo, dall’altra lasciano trapelare tante, forse troppe, divergenze di fondo. In questa continua dinamica le frizioni si moltiplicano e generano una serie continua di crisi alle quali, con una forte e tenace fiducia nell’uomo e nella Provvidenza che lo guida, dobbiamo fare fronte con coraggio e determinazione per cercare, ognuno nel suo piccolo o grande spazio, di cambiare il mondo. Noi blogger lo facciamo così.

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RISATE IN FAMIGLIA

Era il capodanno 1971, dico sette uno, quando tutta la mia famiglia, allargata a zii e cugini, era riunita per festeggiare il nuovo anno. Pensavamo a qualche gioco da fare, oltre la tombola ed il sette e mezzo ed un paio di giri di mercante in fiera, quando mio padre si presentò con un piccolo registratore sul quale lasciare  pensieri, riflessioni ed  amenità varie per salutare il nuovo anno. Un regalo prezioso, all’epoca!!

Prememmo start e…«Houston, abbiamo un problema», come dicevano Ruggero Orlando e Jas Gawronski in TV: non avevamo la cassetta (perché allora il mangianastri che registrava necessitava di una scatoletta rettangolare con dentro un nastro che si avvolgeva e svolgeva e su cui venivano registrate le voci o le canzoni…)…e così mentre il più piccolo di casa andava in cerca della famigerata cassetta, tutta la famiglia cominciava a ricordare l’incidente nello spazio di pochi mesi prima dell’Apollo 13…dopo i trionfi dell’apollo 11 che il 20 luglio del 1969 aveva permesso la celebre camminata sulla Luna di Neil Armstrong, quel piccolo passo di un uomo che era un grande passo per l’umanità…

Oggi si sentono tanti commenti su questa impresa, ma io c’ero, vidi e non credo che la NASA possedesse una tecnologia tale da propinare una cotanta fake news…no ragazzi erano altri tempi…

e così avemmo anche la missione dell’Apollo 12 che ci regalò le videoriprese della terra dal cielo, che andarono a colorare tutti i nostri libri di geografia e non solo..per la prima volta nella storia umana, ci guardavamo dall’alto dei cieli, anzi fuori dai cieli!!

«Houston, abbiamo un problema», perché ancora non si trovava la cassetta ed il mio fratello più piccolo era scesa a cercarla a casa di una compagna di scuola che abitava nel condominio mentre ripetevamo la celebre frase, rammentando la missione dell’Apollo 13, partita da Cape Canaveral, in Florida, con destinazione l’altopiano di Fra Mauro sulla Luna. Durante il viaggio però impazzirono i comandi dell’Apollo perchè erano scoppiati i serbatoi e la missione fu annullata, mentre gli astronauti, rintanati nel LEM, al freddo senza cibo e senza acqua, si salvarono per miracolo grazie ad una traiettoria calcolata a mano (ragazzi allenatevi a fare i calcoli, ogni tanto fate finta di non averle le calcolatrici).

E così gli Stati Uniti battevano l’Unione Sovietica che per prima, con Yuri Gagarin, aveva viaggiato nello spazio.

Pochi anni fa, nel 2011, sono stati venduti i giornali di bordo, utilizzati dagli astronauti per fare questi calcoli, i più famosi della storia…trasformando una missione fallita in un successo dell’ingegno umano. Una lezione per imparare a trovare in ogni nostro fallimento un input in più per andare avanti, migliori e più determinati!

Sempre nel 2011 sono state esposte presso il “Pauls Stradins museum of the history of medicine”, le tute spaziali appartenute a Gagarin…ragazzi non potete crederci…mi sono sembrate una pellecchia…ma dentro a questi pochi strati di stoffa (para-tecnologica) sono racchiusi anni di studio degli scienziati lettoni, il cui contributo alle ricerche spaziali sovietiche è stato determinante. Nell’esposizione “View from Space”, un interessantissimo progetto di ricerca viene rivolto al grande pubblico che, dopo aver ammirato i bei palazzi in Art Nouveau della splendida capitale della Latvia,  viene rapito in un viaggio tra le nuvole e poi oltre l’atmosfera…

Provate a fare anche voi il tour…prima virtuale…poi andateci!!

http://www.mvm.lv/virtuala-ture/mvm/

(Prometto di raccontarvi questo viaggio per i paesi baltici …….al prossimo post!)

«Houston, abbiamo un problema», alla fine la cassetta per registrare venne trovata e noi cominciammo la nostra Kermesse familiare: papà leggeva al microfono tutti gli articoli più strani dei più diversi giornali, meticolosamente ritagliati durante l’anno; la mamma raccontava antiche storie della sua famiglia, un po’ reali un po’ romanzate…che finirono poi nel suo bellissimo libro “il mare della vita”. La serata continuò fino a notte tra risate, battute, barzellette e ballate, con zio Mario, grande baritono, che cantava:

sul mare luccica

l’astro d’argento

Placida è l’onda;

prospero è il vento.

 

E zia Laura, con la voce argentina di soprano, che ripeteva:

Venite all’agile

Barchetta mia!

Santa Lucia, Santa Lucia

 

Il tutto si concludeva…steccando incredibilmente mentre tutti ridevamo a crepapelle…

Ma perché vi ho raccontato tutto questo? Perché ho pensato di aprire una nuova pagina, Risate in famiglia, dove piano piano inserirerò questi racconti, mischiati a vecchi post, persi nei meandri di questo blog…sempre più “ciccione”….perchè tra cose serie (saggi e articoli impegnati) e semiserie (articoli e bollettini, fatti di cronaca e riflessioni sulla realtà) rimanga uno spazio per la nostalgia e i ricordi…

buona lettura!!

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Secondo editto dei cento fiori…mettete fiori nei vostri cannoni…e pure nei missili!!

La situazione in Asia Orientale è ogni giorno più fluida e scivolosa e ben rappresenta il liquido panorama del XXI secolo. Sembravano rallentati i lanci nordcoreani quando i giapponesi hanno visto volare sulle proprie teste un missile armato da Kim Jon-un. Tanti commenti sono stati scritti, interessanti e approfonditi, ma in questo editto n. 2, che, come tutti i miei editti, cerca di scandagliare gli aspetti più remoti e nascosti delle faccende, sempre complesse, che accompagnano il pianeta Cina, vorrei fare una riflessione un po’ diversa, per tentare di capire questo Paese del Centro, molto lontano e molto diverso, nonostante la globalizzazione.

Torniamo indietro allora a tanti anni fa quando l’Unione Sovietica invase la Cecoslovacchia durante la Primavera di Praga: lo choc subito dai cecoslovacchi fu soprattutto quello di rivedere solcare il proprio territorio dai carri armati tedeschi (intervenne la Germania Est membro del Patto di Varsavia)…fu questa scelta che non fu perdonata a Mosca e contribuí poi a disgregare la compagine sovietica dissoltasi con gladnost e perestroika..

Allo stesso modo il Giappone, che ha sperimentato la devastazione esplosiva e poi inesorabilmente prolungata per anni di due ordigni atomici, è sotto choc.

Non sottovalutiamo questo aspetto che mi sembra di portata dirompente per un paese che, dopo la II guerra mondiale, si è incamminato  su una strada di pacifismo costituzionalizzato, imposto dell’Occidente e molto gradito al vicino cinese.

Questo particolare, apparentemente trascurabile, avrà una portata travolgente che potrebbe modificare seriamente le tessere del mosaico geopolitico dell”estremo oriente e del mondo.

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Dalla Corea alla Corea: la fine della storia è la nascita della tragedia

Venticinque anni dopo la fine della storia di Fukuyama è diventata tragedia. Una riflessione sugli ultimi sviluppi geopolitici in Asia.

La rassegna del Caffè Geopolitico del 7 luglio 2017 conteneva, tra tanti spunti interessanti, un articolo di Foreign Policy dal titolo “The end of history is the birth of tragedy”, veramente stimolante per una riflessione un po’ fuori dalle righe, che si intreccia con quella fatta recentemente sulla lista dei dieci regimi più sanguinari della Storia. Ed ecco quindi l’occasione per una contestualizzazione storica dell’attuale situazione geopolitica in Asia, che, se vorrete seguirci, continueremo a monitorare anche nei prossimi mesi

1. LE TRAGEDIE CHE FANNO LA STORIA – Anche noi del caffè abbiamo cercato, in questa estate bollente, di prendere seriamente le tragedie, come gli antichi greci. Ci siamo riuniti, come loro, nelle nostre agorà, le pagine web, per ricordare le vicende che hanno fatto la storia, cercando, nel passato, le chiavi per aprire il futuro, perché il destino della società, oggi come nel V secolo avanti Cristo, era ed è nelle mani di uomini fallibili e per questo il mondo intero sta sempre ad un passo dall’abisso. Di questo baratro abbiamo letto in numerosi articoli, come quello recentemente pubblicato da Foreign Policy, e il tema offre diversi spunti di riflessione sul ruolo globale giocato dagli USA che, per 70 anni, hanno costruito e difeso l’ordine mondiale, baluardo della democrazia e poi, quale unica superpotenza superstite, mantenendo la pace internazionale per un altro quarto di secolo. Negli ultimi tempi, però, l’America è andata perdendo progressivamente ruolo e funzioni, e l’ordine internazionale da essa protetto, fiaccato da terrorismo, guerre e crisi economiche, ha cominciato inesorabilmente a sfaldarsi. A nostro avviso si tratta di un processo iniziato addirittura subito dopo la seconda guerra mondiale, quando il sogno americano, che non è mai stato privo di contraddizioni e di errori, si è allontanato dai suoi ideali originali per abbracciare piano piano bieche logiche spartitorie, malattie ogni giorno più gravi, delle quali abbiamo trascurato, tanti anni fa, i sintomi e che, oggi, ci sembrano incurabili. Per questo ci troviamo a combattere con dittatori folli, che lanciano missili con testate nucleari come fossero aquiloni, e di fronte al pericolo incombente, che sorvola le acque del Pacifico, non solo non scorgiamo il senso della tragedia, ma nemmeno ci spaventiamo più di tanto. Tutte le rotture dell’ordine, bene o male (più male che bene) costruito nel secondo dopoguerra, hanno lacerato i sogni e le speranze di pace.

Fig. 1 – Segnali stradali allusivi alla situazione geopolitica internazionale

2. UN PRESENTE ANODINO – Molti rimproverano oggi agli Stati Uniti una forma grave di amnesia riguardo ai tragici insegnamenti del passato e agli altri players internazionali l’incapacità di gestire le sempre più profonde conflittualità che, dopo decenni di latenza, sono esplose in rivoli di conflitti multidimensionali e multisettoriali. Attenzione a banalizzare la storia, a buttare benzina sulle scintille di un fuoco (come accadde tra Sparta ed Atene, tra cattolici e protestanti, e in Europa dopo le due guerre mondiali) che può ridurre in cenere imperi e civiltà. Forse non basta più contenere i conflitti nei limiti locali perché tale sistema nel mondo globalizzato non funziona più. I nostri padri hanno combattuto per dei valori cui oggi nessuno crede più, in quanto percepiti come validi solo per alcuni e non per tutti. La storia si ripete, a partire da Atene, patria di una democrazia non veramente democratica, cioè non aperta agli schiavi e alle donne, per finire a Guantanamo, dove l’America post-guerra fredda ha perduto la sua aurea morale. E lo stesso discorso vale per i coreani, dei quali il mondo sapeva poco; per i vietnamiti, di cui il mondo ha saputo tutto; per i tibetani, di cui il mondo fa finta di non sapere; per gli iracheni, invasi per le armi di distruzione di massa mai trovate; e per gli afghani, armati prima contro gli invasori sovietici, poi dimenticati per anni e infine bombardati in nome della lotta al terrorismo e dei diritti umani.

Fig. 2 – Filo spinato a Guantanamo: un simbolo del declino del sogno americano

3. UN FUTURO LIQUIDO O SOLIDO? – L’America è cambiata: non appartiene più agli americani, e come durante gli anni della cortina di ferro, così oggi nuovi muri si stanno alzando e nuove ombre stanno calando, generando diverse ansietà. Il problema di fondo non è, secondo noi, stato centrato: i think tank continuano a veicolare molti impegni, soprattutto quelli fuori dall’Europa, come opera di diffusione dei valori democratici, ma troppe contraddizioni fanno perdere alla democrazia il suo “aroma”. Forse sono stati evitati conflitti più grandi, come in Corea e nel Vietnam, ma ad un prezzo troppo alto, che ha sradicato speranze e tolto significato a quei valori che si volevano tutelare.  La “vigilanza” americana era l’onere per una pace duratura, ma da questo impegno la nuova amministrazione Trump si sta svincolando, come cento anni fa, e ne conosciamo i risultati. D’altro canto non si può non ammirare, e quindi gelosamente difendere, quella libertà che ci permette oggi di rileggere gli errori passati, senza timori e senza prigioni.

Fig. 3 – Cartello stradale in cui si evoca il sogno cinese definendolo “il mio sogno”

Tutti questi dubbi, conservati  in tante note dissonanti,….. continua a leggere sul Caffé Geopolitico:

Sorgente: Dalla Corea alla Corea: la fine della storia è la nascita della tragedia

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Primo editto dei cento fiori 

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Il primo web editto Continua a leggere

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EDITTI DEI CENTO FIORI 百花 诏命

百花 诏命
Apro oggi, con questo nuovo post, delle pagine particolari, chiamate Editti dei cento fiori. Un’idea nata attingendo ad un passato aureo dell’Impero Celeste, quello della dinastia Tang, ma che vuole intercettare il presente di una nuova Cina che, dalle sue ceneri come un’araba fenice, sta risorgendo più splendente che mai. Naturalmente racconterò di tutto, l’incredibile boom economico con i suoi effetti collaterali, magnificenze e tragedie, progresso e disastri, diritti e ingiustizie ma, soprattutto, cercherò di riferire quello che si dice sulla Cina nel mondo e quello che il mondo dice della Cina per scorgere tra i cinguettii dei twitter, nei mi piace di facebook e nei brani che mi trovo a leggere qua e là quello che c’è dietro l’angolo di un orizzonte sempre più vasto e globalizzato…riferirò righe interessanti, commenti accattivanti…e come i banditori antichi che srotolavano gli editti imperiali, racconterò su queste pagine di nuovi editti e nuovi imperi che stanno sbocciando insieme a cento fiori e cento scuole, perché il mondo si disintossichi un po’ dall’ubriacatura di denaro, economia e business e guardi ai tanti poeti, intellettuali, scrittori, scienziati, artisti e blogger per imparare ad alzare lo sguardo verso un orizzonte nuovo, con un pizzico di spiritualità…

Ho chiamato questi post  诏命 zhào mìng, editti, ispirandomi ad un termine trovato nell’Indagine preliminare su caratteristiche lessicali e stilistiche del Xuanshi zhi 宣室志 (Cronache della Sala della proclamazione) di Zhang Du張讀 (834-886?), tradotto da  Franco Gatti (Università Ca’ Foscari Venezia, Italia). In quest’opera sono ampiamente documentate credenze, consuetudini e aspetti della vita sociale della dinastia Tang (618- 907), l’età d’oro della poesia, all’acme della civiltà cinese. All’epoca, tra l’altro, anche il   sistema di reclutamento dei funzionari imperiali, che prevedeva una rigida preparazione in vista degli esami, venne raffinato, garantendo una certa mobilità  e la possibilità di migliorare la posizione sociale attraverso il merito e lo studio, che non guasterebbe nemmeno oggi ed a tutte le latitudini.

I sovrani Tang erano mecenati ed accoglievano alla corte imperiale artisti e studiosi che arricchirono lo stato di Mezzo con un sincretismo ideologico molto interessante, che diede origine alle “Tre Dottrine” (三教 sānjiào) un sistema filosofico che,  attingendo al Confucianesimo, al Buddhismo e al Taoismo e declinandoli con estrema  originalità, forgiò l’unità culturale dell’impero Tang. Gli intellettuali furono stimolati ad ampliare i loro orizzonti, a cercare nuove prospettive.

Un periodo simile a quello Tang fu poi vissuto sotto la dinastia Ming, quando l’Impero Celeste, allora il Paese più grande e progredito del mondo intero, si stagliò verso orizzonti mai prima battuti, solcando i mari occidentali fino all’Africa ed al Mediterraneo, con una flotta immane, nemmeno paragonabile con quelle europee. L’ammiraglio che guidò le spedizioni era un eunuco musulmano, intellettuale di vaste vedute, chiamato Zhèng Hé 郑和, il più grande navigatore che la storia abbia mai conosciuto e che solo oggi sta rispolverando, sulla rotta delle nuove vie della seta.

A questi editti imperiali..naturalmente del web e per il web, ho dato un nome: i cento fiori del  filosofo taoista Zhuangzi (IV – III secolo a.C.) che, durante i Regni Combattenti (480-220 a.C.). vide il fiorire del  taoismo, del confucianesimo e della Scuola dei Legisti, cui si ispirò Mao nel 1956:  百花齐放百家争鸣 baihua qifang, baijia zhengming  “che cento fiori sboccino insieme, che cento scuole contendano”.
Poeti, intellettuali, scrittori, scienziati, artisti e tutta l’intellighenzia venne invitata a ripensare la rivoluzione, per contribuire a quello sviluppo creativo che doveva caratterizzato la versione maoista del marxismo, in un clima di collaborazione tra popolo e quadri del PCC, per un profondo cambiamento culturale, artistico, scientifico e politico. Le denunce contro il monopolio dell’informazione da parte del partito, la censura e la pressante richiesta di ottenere la libertà di stampa e con essa tutte le libertà democratiche furono represse e la campagna finì in un tragico flop.

In questo giorni la  morte del premio Nobel cinese, Liu Xiaobo autore di Carta 08, ispirata alla Carta 77 della primavera di Praga per celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, arrestato dall’ 8 dicembre 2009 ed interrottamente detenuto, in violazione delle stesse leggi cinesi, sta facendo commuovere il mondo e soffiare un forte vento di libertà. E con questa libertà e per questa libertà vogliamo scrivere e sperare.

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Belt and Road Forum: la globalizzazione secondo i cinesi

In 3 sorsi – Si è appena concluso il primo forum dedicato al progetto “One Belt, One Road”, forse il più ambizioso di questo inizio ventunesimo secolo, presentato dal Presidente cinese Xi Jinping tra molte speranze, qualche dubbio e diverse inquietudini.

1.IL SUMMIT DI PECHINO – Il 14 e 15 maggio 2017 a Pechino si sono riuniti 29 capi di Governo, organizzazioni internazionali e un consistente stuolo di imprenditori e studiosi per discutere di OBOR, l’acronimo di “One Belt, One Road” (una cintura, una via”), il progetto che intende rilanciare le antiche Vie della Seta attraverso sei linee, sia terrestri che marittime, unite da un vasto network di trasporti e comunicazioni fatto di strade e binari, tunnel sotterranei e ponti, porti ed aeroporti, fibre ottiche e linee elettriche. Questa idea intreccia iniziative commerciali e di sviluppo che dovrebbero collegare l’Asia al Medio Oriente e all’Africa, per giungere fino al cuore dell’Europa, insieme a una linea ferroviaria transcontinentale, per la quale è in avanzato stato di progettazione l’adeguamento dello scartamento (attualmente i  binari che attraversano il territorio russo misurano 1520 mm invece di 1435). La sfida, sulle rotte della cintura economica delle Vie della Seta, è quella di creare impianti e servizi moderni per attrarre investimenti e scambi, nell’ambito di un’interconnettività che porterà mutui benefici, ma che certamente amplificherà il prestigio e l’influenza internazionali del Dragone. Dietro questi input, si colloca l’Asian Infrastructure Investment Bank, la banca multilaterale che unisce 100 Stati, tra i quali l’Italia, con l’intenzione, nemmeno troppo celata, di spingere verso livelli più alti di progresso le regioni occidentali della Cina, tradizionalmente più depresse e arretrate, da coinvolgere nella corsa verso le risorse energetiche, di cui è indiscussa la necessità.

2.LE VIE DELLA SETA – L’OBOR costituisce una grandiosa iniziativa, nata nel 2013 quando Xi Jinping, durante una visita in Kazakistan, espose l’idea di sviluppare una nuova politica, considerata strategica per la RPC, alla quale è stato dedicato un intero capitolo dell’attuale piano quinquennale. Come da costante tradizione, anche in questo caso, si riutilizza il passato in funzione del presente, ripescando l’epopea di Zhang Qian, inviato, duemila anni fa, in avanscoperta nei territori occidentali,  dall’Imperatore Celeste, nella veste di pioniere dell’apertura della Cina verso il mondo degli scambi, oltre che della conquista cinese dei territori che ora corrispondono allo Xinjiang. L’eroe consentì ai cinesi di venire a contatto con gli avamposti orientali della cultura ellenistica, prodromo dell’avvio del commercio della seta, molto ricercata nell’antica Roma ed in tutto l’Occidente, che portò un sempre più proficuo scambio di materie prime, tecniche e informazioni, accompagnato da incontri tra uomini e idee, attraverso diversi canali di comunicazione e interconnessione tra terre e mari lontani. Questa variegata rete di percorsi assunse solo nel 1877 il nome di Seidenstraße, Via della Seta, come coniato dal barone Ferdinand von Richthofen, rappresentando una rete di connessione tra passato e futuro, per una nuova visione dei processi di globalizzazione.

Il progetto, di cui sono stati fatti ampi e approfonditi resoconti durante il summit, ambisce a strutturare una rete di infrastrutture di trasporto, comunicazione e scambi commerciali, migliorando la connettività di diverse regioni in Asia centrale e occidentale.  L’iniziativa coinvolge 64 Paesi, in cui vive il 60 per cento della popolazione globale, il cui prodotto interno lordo (PIL) ammonta a 21 trilioni di dollari, pari al 29% del PIL mondiale, connessi attraverso una originale geopolitica economica, non sempre condivisa, come ha lamentato l’India, irritata per il corridoio pachistano che transita per il Kashmir conteso.

3.SFIDE E ASPETTATIVE – Il nuovo millennio, caratterizzato da uno sviluppo economico globale pesantemente sbilanciato e dalla crisi degli ideali che avevano supportato l’espansione della democrazia occidentale dopo la fine della guerra fredda, necessita di nuovi input. D’altro canto, l’evoluzione degli Stati che si stanno gradualmente riscattando dal sottosviluppo è incerta e contraddittoria, tra problemi finanziari e geopolitici che si intrecciano e si affastellano tra loro. La globalizzazione, guidata sino ad ora dalle ricche economie occidentali e oggetto di ampie discussioni, viene rivisitata dalla RPC, il cui hard landing pare scongiurato dagli ultimi valori del PIL rilevati in aprile.

Lo scopo che lo Stato del Centro si prefigge è quello di prendere il timone della “globalizzazione incompiuta” per…

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