Oltre lo spettacolo del Congresso (II): una nuova era per la Cina

Mentre si chiudeva la prima sessione plenaria del XIX Congresso del PCC si apriva, per la Cina e per il mondo, un nuovo capitolo di storia. Il rieletto Presidente Xi Jinping, nuovo Grande Timoniere di Pechino, ha infatti fatto diverse promesse importanti che mirano a far entrare il socialismo con caratteristiche cinesi in una nuova era.

Seconda parte dello speciale del Caffè Geopolitico sul Congresso di Pechino. La prima è qui.

LE PRIORITÀ E LE CRITICITÀ DEL SECONDO MANDATO

Xi Jinping ha conquistato nell’ambito dell’establishment cinese e, innegabilmente, anche tra la popolazione un consenso molto diffuso che gli ha permesso di concludere il primo plenum, con cui tradizionalmente si chiude il Congresso del Partito Comunista cinese, con una vittoria su tutti i fronti, con la quale potrà procedere speditamente sulla strada delle riforme, già tracciata nel corso del primo mandato, cui abbiamo accennato nel primo articolo di questo speciale. Il pensiero di Xi Jinping, definito “Presidente di tutto”, che è stato inserito accanto a quello di Mao nello Statuto del partito, farà della Cina, entro il 2049, una nazione potente, prospera, moderna, democratica, socialista, armoniosa e bella per quella rinascita che consentirà al Paese di tornare ad essere il centro del mondo, come indicato nel nome stesso di Cina in cinese: Zhong Guo, il Paese del Centro. Ma che cosa intende il neoeletto segretario del Partito con questi aggettivi? Riuscirà davvero a far risorgere la Cina culturalmente e moralmente, non perdendo di vista l’ambiente, l’economia e l’ideologia?  Quali criticità si profilano all’orizzonte?

UNA NAZIONE POTENTE

Il cammino avviato con la fondazione della Repubblica popolare, che ha permesso alla Cina di uscire dal cortile di casa e diventare a tutti gli effetti una nazione potente, è ormai quasi al traguardo e viene annunciata una nuova era in cui il Paese di Mezzo rivestirà sempre di più un ruolo da protagonista nello scacchiere internazionale. E come un novello imperatore celeste, garante dell’armonia tra cielo e terra, Xi Jinping si pone di fronte alle sfide del nuovo millennio per modulare una nuova estetica del potere con caratteristiche cinesi. La nuova leadership dovrà a questo punto fare i conti con la tecnocrazia, che in Occidente muove le leve dell’egemonia, attraverso tutti i cluster che producono tecnologia per ogni uso, anche militare.  Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft, pur potendo condizionare pesantemente i Governi e controllare i singoli, hanno però prosperato all’interno di società democratiche, in cui la libertà e la privacy vengono tutelate e garantite. In questo contesto è stato possibile declinare il capitale con la scienza e l’innovazione per offrire modelli che, con i loro simboli (la Silicon Valley), hanno creato, oltre ad un immenso potere finanziario ed economico, una leadership culturale ed un rinnovato soft power. Saprà la Cina fare di meglio?

LE VIE DELLA SETA DIGITALE DEL XXI SECOLO

Il nuovo mandato di Xi accelererà il raggiungimento degli obiettivi prefissati con i piani di sviluppo che porteranno alla costruzione di una superpotenza scientifica e tecnologica di qualità, intensificando la cooperazione in settori di frontiera per la costruzione di città intelligenti, nuovi caravanserragli delle Vie della Seta digitali del XXI secolo. Secondo quanto previsto dall’OBOR,  i centri,  attraversati dalle carovane che collegavano l’Oriente e l’Occidente, saranno destinatari di investimenti infrastrutturali per miliardie di programmi di interventi dedicati alla trasformazione digitale ed informatica. La Cina lancia così la sua sfida al primato del Nord America per quanto attiene ai fondi stanziati per le smart city (118,5 miliardi di dollari nel 2016, 244,5 miliardi nel 2021). Secondo quanto diffuso dal Ministero cinese dell’Industria e dell’Informazione tecnologica, il programma di investimenti digitali in questo campo raggiungerà la cifra di  610 miliardi di dollari nel 2020 (circa 4.000 miliardi di yuan).

CINA BELLA CON LA GREEN ECONOMY

A febbraio del 2016 anche il Ministero dell’Ambiente cinese ha avviato tutta una serie di programmi fortemente innovativi, per implementare la green economy, attraverso la costruzione di città ecosostenibili in tutto il Paese, che si aggiungeranno a circa l’80% delle città cinesi i cui piani di sviluppo ricalcano quanto previsto per le città intelligenti. Il Governo ha predisposto non solo strumenti finanziari, i green bond, ma, durante il Congresso, ha anche annunciato la creazione di una Commissione centraleper la gestione di tutto il “capitale di risorse naturali”, per rendere compatibile con le esigenze ecologiche il panorama urbano del nuovo millennio, accelerando l’integrazione tra Internet, i meta dati e l’intelligenza artificiale con l’economia reale, elaborando raffinati strumenti per il risparmio energetico e per la diminuzione dell’inquinamento. Il Governo di Xi dovrà cavalcare l’onda resa anomala dalla politica americana, che ha abbandonato l’impegno ecologico, e farsi portabandiera della lotta contro il global warming.

LA LEGITTIMAZIONE DELLA PROSPERITÀ

Molte di queste sfide rischiano di mettere a repentaglio l’armonia vagheggiata da Xi, ma la situazione più difficile da affrontare riguarda certamente la ripartizione della ricchezza tra i cittadini cinesi. Il pensiero di Xi Jinping non ritorna comunque sulle strade dell’uguaglianza eretta a sistema, come ai tempi di Mao, ma prende atto delle disparità, acquisite nell’immaginario del cinese medio dalla tradizione confuciana, cercando di assicurare a tutti un certo livello di agiatezza, garantita per ora non solo da un PIL che, nel terzo trimestre del 2017 è cresciuto del 6,8%, ma soprattutto da un costante miglioramento delle condizioni di vita. Questo benessere di cui oggi gode una grossa fetta dell’immensa popolazione cinese funge da garante della legittimità del Governo che, in fondo, ha saputo assicurare una agiatezza che, non dimentichiamolo, era impensabile all’indomani della fine della rivoluzione culturale, che aveva lasciato un Paese, già afflitto negli ultimi secoli da una profonda crisi, distrutto economicamente e snaturato culturalmente.

CONSENSO E MANDATO CELESTE

Il consenso di cui gode il PCC trova la sua matrice nell’antichissima tradizione cinese del Mandato del Cielo ( 天命 tiān mìng) utilizzato per legittimare le dinastie imperiali, che poteva essere revocato, qualora il cielo mandasse segni inequivocabili (carestie, inondazioni, terremoti..) della perdita del mandato stesso. La ribellione che fosse sorta dalle conseguenze di ogni genere di calamità, cui un sovrano non fosse stato capace di far fronte, coronata da successo, era considerata una prova che il «Mandato del Cielo» era passato ad altri, in grado di riportare l’Impero di Mezzo in armonia. Questa concezione, utilizzata da Mao per legittimare la rivoluzione comunista, permette ancora oggi al partito una guida indiscussa, quasi in simbiosi col popolo, ed al suo apparato la gestione di una vera e propria rinascita, come proclamato da Xi Jinping, che permetta alla popolazione cinese di godere, all’interno, di un livello di vita sempre migliore e, all’esterno, di affermarsi tra i grandi del mondo.

UNA CINA DEMOCRATICA E SOCIALISTA

Questa leadership deve quindi prestare la massima attenzione alla possibilità che…

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SCRITTO DA ELISABETTA ESPOSITO MARTINO

PUBBLICATO SUL CAFFè GEOPOLITICO IL 7/11/2017

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Elisabetta Esposito – Congresso Partito Comunista Cinese

 Nella PUNTATA DEL 25 OTTOBRE 2017

della trasmissione: Ho scelto Cusano       

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Oltre lo spettacolo del Congresso (I): la marcia di Xi verso Pechino

Il 18 ottobre ha aperto i battenti il XIX Congresso del Partito Comunista cinese, visto da molti come un evento epocale per il futuro del Regno di mezzo. L’evento è stato introdotto da un lungo discorso del Presidente Xi Jinping che, tra ambizioni geopolitiche e nuove strategie economiche, ha tratteggiato una Cina superpotenza mondiale guidata da un nuovo “pensiero” politico e sociale. In questa prima parte di un lungo speciale analizziamo i retroscena e le premesse che hanno portato alla kermesse di Pechino e all’irresistibile ascesa di Xi ai vertici dello Stato cinese

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Al termine del XVIII Congresso del Partito Comunista cinese (PCC), l’attenzione era concentrata sulla necessità di far ripartire le riforme, di fronte al timore di un hard landing economico, per riuscire a raggiungere, nel medio periodo (il 2020), l’obiettivo di una “moderata prosperità” e nel lungo periodo (il 2049, centenario della fondazione della RPC), lo status di Paese “sviluppato”, come vagheggiato nel sogno cinese. Dopo questo Congresso si profilava una sostanziale virata rispetto alla leadership uscente, quella di Hu Jintao, eletto nel 2002 dal XVI Congresso, che aveva ripristinato la centralità del ruolo svolto dal Grande Timoniere, artefice della rinascita cinese, nonostante gli innegabili (e non più taciuti) errori della rivoluzione culturale. L’acme di questa linea politica fu rappresentata nella grande kermesse con cui si celebrò il sessantesimo anniversario della Rivoluzione: Hu, in abiti di foggia maoista, aveva veicolato un nuovo nazionalismo, nel tentativo di compattare una nazione disgregata da una crescita economica troppo veloce, che aveva prodotto molte distorsioni e profonde tensioni sociali, cercando nuove opportunità per uno sviluppo sostenibile.

A man takes photos of a party flag of Communist Party of China made with flowers, which promotes the 19th National Congress of the Communist Party of China (CPC), in Shanghai, China September 30, 2017. REUTERS/Aly Song

LA CRISI ECONOMICA E IL MODELLO CINESE

Queste criticità economiche si incrociarono poi con la grave crisi del capitalismo occidentale, iniziata tra il 2007 ed il 2008, a seguito del processo di finanziarizzazione dell’economia, sospinta dalla deregulation neoliberista, in un mondo in cui si venivano globalizzando anche gli strumenti finanziari, sempre più strutturati e complessi, oggetto di spregiudicate e rovinose speculazioni. A questo si aggiungeva il problema della sovrapproduzione, dovuta alla rottura dell’equilibrio tra il potenziale produttivo e la capacità di consumo di una classe media e lavoratrice, depauperata e largamente disoccupata in America come in Europa, sferzata da una politica di bilancio restrittiva che avrebbe dovuto allentare la crescita del debito pubblico statuale. In questo assetto economico internazionale la Cina si proponeva con un nuovo modello macroeconomico, l’economia di mercato socialista, che non era stata travolta dalla crisi in atto, ma dalla quale era emersa una progettualità politica, riproposta nel 2011 in occasione dei 90 anni della fondazione del PCC.

L’ASCESA DELLA QUINTA GENERAZIONE 

In questo contesto viene nominato nel 2012 il nuovo Comitato permanente del Politburo, capeggiato da Xi Jinping, che costituiva la cd. quinta generazione: la prima, quella di Mao, comprendeva gli eroi della Lunga Marcia e della guerra antigiapponese, che avevano fondato la Repubblica popolare; la seconda, quella di Deng Xiaoping, rappresentava il gruppo di coloro che avevano voluto l’apertura della Cina al mondo esterno e il passaggio da un’economia rigidamente pianificata all’economia di mercato socialista; la terza, quella di Jiang Zemin, aveva preso il potere dopo l’epurazione di Zhao Ziyang in seguito alla strage di Tiananmen, virando verso obiettivi tesi a distogliere le masse dalle aspirazioni democratiche; la quarta, quella di Hu Jintao, apriva le porte a burocrati preparati e alla tecnocrazia. L’ascesa al potere di Xi Jinping veniva fortemente sostenuta dalle scelte politiche ed ideologiche di un partito comunista legittimato dai successi economici e dall’epopea della rinascita che si contrappone alla crisi che investe su tutti i piani i sistemi democratici occidentali.

LA CINA DI XI JINPING

In questi cinque anni Xi Jinping ha combattuto aspramente contro quella che viene definita dagli intellettuali la “trappola di trasformazione”, una vasta area di poteri forti che tengono in ostaggio le riforme, bloccandone e distorcendone gli effetti, per stravolgerne lo spirito, insinuando nel popolo una vera avversione al cambiamento, considerato causa prima della diffusa corruzione. In realtà questi gruppi di interesse, proteggendo pochi privilegiati, contribuirebbero ad acuire le tensioni sociali, aumentando il divario nella distribuzione del reddito fino ad una vera e propria polarizzazione della ricchezza, in un Paese che solo cinquant’anni prima aveva elaborato una sorta di mitologia dell’uguaglianza. Le riforme economiche, che hanno consentito al valore del PIL di moltiplicarsi centodieci volte in soli 30 anni, vengono collegate alle riforme politiche ed amministrative, il cui  target è “rischiare riforme imperfette, ma evitare crisi e immobilità”, onde rivedere la crescita in termini qualitativi, per ricostruire quella cornice di armonia cui, da cinquemila anni, anela tutta la civiltà cinese.

MODERNIZZARSI SENZA OCCIDENTALIZZARSI

Il Presidente Xi ha difeso strenuamente in questi cinque anni il ruolo di potenza regionale giocato dalla Cina, non celando l’intento di raggiungere obiettivi più arditi, anche in modo molto assertivo. Da qui i conflitti per imporre la propria sovranità marittima, associati alle allettanti proposte racchiuse nelle nuove Vie della Seta per terra e per mare, aspetti poliedrici di un’ascesa che coniuga il potere militarecon quello economico, coinvolgendo tutti i continenti del pianeta. Le salde radici nell’humus confuciano hanno saputo dare peculiari caratteristiche al modello di sviluppo cinese ed alla governance del nuovo Impero Celeste, che sembra far leva più sulla tradizione culturale che sui valori socialisti. In questo contesto ideologico si è assistito ad un irrigidimento sulla questione dei diritti umani, il cui acme è stato rappresentato dalla tragica fine del premio Nobel Liu Xiaobo. Anche le istanze democratiche sono state progressivamente soffocate, con pesanti conseguenze nei rapporti con Taiwan, avviluppata all’unica Cina, e con Hong Kong, che ha visto diminuire di giorno in giorno i diritti fondamentali e le libertà, che dovrebbero essere garantiti dalla Basic Law e che invece paiono sempre più assottigliarsi.

NUOVI ORIZZONTI

Il XIX Congresso nazionale del Partito comunista cinese …..CONTINUA A LEGGERE SUL CAFFé GEOPOLITICO…

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SCRITTO DA ELISABETTA ESPOSITO MARTINO

PUBBLICATO SUL CAFFè GEOPOLITICO IL 25/10/2017

(FILES) This file picture taken on November 15, 2012 shows the Communist Party of China’s new Politburo Standing Committee, the nation’s top decision-making body (L-R): Zhang Gaoli, Liu Yunshan, Zhang Dejiang, Xi Jinping, Li Keqiang, Yu Zhengsheng and Wang Qishan meeting the press at the Great Hall of the People in Beijing.
Chinese leader Xi Jinping is expected to tighten his grip on power at a Communist Party conclave in mid October, 2017, cementing his stature as the country’s most dominant ruler in decades. / AFP PHOTO / MARK RALSTON / TO GO WITH: China-congress-politics, Laurent THOMET

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La Corea e i fantasmi del Vietnam

 La Corea del Nord, poco dopo l’ultimo lancio missilistico che,  a Settembre 2017, ha sorvolato il Giappone, ha condotto il sesto test nucleare, probabilmente facendo detonare una bomba all’idrogeno, l’ordigno più devastante mai inventato dall’uomo. Un evento che ha fatto sussultare tutto l’Estremo Oriente, generando panico e costernazione nelle maggiori capitali della regione. E mentre Kim Jon-un minaccia il mondo, i fantasmi di una possibile catastrofe riportano indietro nel tempo l’immaginario collettivo…

1. MEMORIA E OBLIO – Lo scorso giugno, durante il Memorial Day a Seul, il neoeletto Presidente sudcoreano, Moon Jae-in, si è rivolto ai veterani della guerra del Vietnam, ringraziandoli perchè, col loro sacrificio, hanno permesso il decollo economico del Paese. Queste parole hanno suscitato molte perplessità tra i coreani e anche tra i vietnamiti, considerati ora i due popoli più in sintonia in Estremo Oriente, soprattutto per gli stretti legami economici e finanziari.  Parlare della guerra del Vietnam è difficile per tutti ma, in particolare, per queste due giovani popolazioni, protese verso il futuro e spesso ignare di eventi che i loro genitori hanno preferito dimenticare, “uccidendo la memoria delle uccisioni” (Heonik Kwon 2006). Ricordare quel conflitto, non trascurandone gli insegnamenti, è però doveroso ed importante, tanto più ora che le minacce del Governo di Pyongyang, sempre più reiterate e preoccupanti, fanno temere una guerra i cui esiti non sarebbero certamente scontati. E’ vero che l’oblio ha scolorito i contorni delle tragedie di questo recente passato, ma molti fantasmi popolano ancora l’immaginario di milioni di uomini, al di là e al di qua dell’Oceano Pacifico, e spiega come e perché tante reazioni e altrettante incertezze si susseguano e si intreccino, producendo un quadro preoccupante quanto confuso.

Crack troops of the Vietnamese Army in combat operations against the Communist Viet Cong guerillas. Marshy terrain of the delta country makes their job of rooting out terrorists hazardous and extremely difficult. 1961.

 

2. SCENARI DI GUERRA – L’ordine mondiale gestito dagli Stati Uniti, unica potenza superstite della guerra fredda, e “non gestito” da un’Europa debole, si sta infatti sgretolando giorno dopo giorno, nell’impossibilità di garantire un equilibrio soddisfacente. Per questo le lancette dell’orologio dell’Apocalisse, il Doomsday clock, sono state spostate a due minuti e mezzo dall’ora X, quella che indica la fine del mondo, paventata dalle minacce nucleari del leader nordcoreano e dal timore di una risposta armata da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, che potrebbe innescare  un meccanismo incontrollabile. Le conseguenze sarebbero gravissime, in primis per la Corea del Sud, e le ripercussioni internazionali pesantemente destabilizzanti, soprattutto a livello economico. Il crollo del regimenordcoreano e la catastrofe umanitaria che tracimerebbe oltre le frontiere della RPC creerebbero scenari disastrosi. La Cina poi, avvezza ad avere Stati satelliti, storicamente tributari, ai propri confini, difficilmente acconsentirebbe ad una (legittima) riunificazione della vicina penisola, come accadde subito dopo la guerra del Vietnam, quando Pechino reagì con una guerra lampo contro il Governo di Hanoi, riunificato sotto l’egida comunista. A fronte di ciò risulta oltremodo improponibile per l’ottica cinese prefigurare una penisola coreana riunificata e filoamericana. Queste circostanze spiegano ampiamente la posizione odierna di Xi Jinping che, d’altronde, colloquia con Putin senza probabilmente fidarsi troppo di una Russia più erede dell’espansionismo zarista che della fede comunista.

 

3. PASSATO SCOMODO E FUTURO INCERTO – D’altro canto la guerra del Vietnam molto ha insegnato agli attuali protagonisti della crisi nordcoreana. All’indomani dell’armistizio di Panmunjom, la Corea del Sud versava in gravi condizioni economiche, aggravate dai timori di azioni aggressive da parte del Governo di Pyongyang e di alleggerimenti nel quadrante da parte degli Stati Uniti, travolti dal pantano del Sud-est asiatico. Questa situazione geopolitica e un’oculata strategia spinsero il Governo di Seul a mettere a disposizione un consistente contingente militare che fu inviato in Vietnam per partecipare ad una sorta di “guerra santa” del mondo libero contro i comunisti. I sudcoreani si resero ben presto conto che il nemico era motivato e forte e che spesso gli stessi soldati americani confondevano tra vietnamiti e coreani, tutti “gooks”, ovvero “musi gialli”. Questo intervento diede lo scossone definitivo al concetto di identità asiatica, già compromesso dalle aggressioni nipponiche della seconda guerra mondiale mentre, d’altro canto, la pioggia di sussidi e concessioni americane, oltre alle cospicue rimesse dei soldati, impegnati sul campo di battaglia vietnamita, permisero all’economia di risollevarsi, avviando quella ripresa economica che ha mantenuto il PIL della Corea del Sud  …continua a leggere sul CAFFé GEOPOLITICO…

SORGENTE: https://www.ilcaffegeopolitico.org/58168/la-corea-e-i-fantasmi-del-vietnam

SCRITTO DA ELISABETTA ESPOSITO MARTINO

PUBBLICATO SUL CAFFè GEOPOLITICO IL 14/09/2017

 

 

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CRISI NEL MONDO

Il mondo globalizzato sta subendo un processo di trasformazione misterioso, che ha già creato ampie fratture tra gli uomini che popolano i diversi continenti, modificando e anche sconvolgendo la tradizionale funzione normativa degli Stati e la loro capacità di controllare l’uso della forza e di dirimere le controversie in modo ragionevole, soddisfacente per i singoli e proficuo per le nazioni. Da questa crisi sono emersi nuovi protagonisti a livello internazionale che si interfacciano o, a volte , sostituiscono gli Stati, e creano un ancoraggio in alcuni valori, di carattere universale, che da una parte si impongono nello spazio e nel tempo, dall’altra lasciano trapelare tante, forse troppe, divergenze di fondo. In questa continua dinamica le frizioni si moltiplicano e generano una serie continua di crisi alle quali, con una forte e tenace fiducia nell’uomo e nella Provvidenza che lo guida, dobbiamo fare fronte con coraggio e determinazione per cercare, ognuno nel suo piccolo o grande spazio, di cambiare il mondo. Noi blogger lo facciamo così.

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RISATE IN FAMIGLIA

Era il capodanno 1971, dico sette uno, quando tutta la mia famiglia, allargata a zii e cugini, era riunita per festeggiare il nuovo anno. Pensavamo a qualche gioco da fare, oltre la tombola ed il sette e mezzo ed un paio di giri di mercante in fiera, quando mio padre si presentò con un piccolo registratore sul quale lasciare  pensieri, riflessioni ed  amenità varie per salutare il nuovo anno. Un regalo prezioso, all’epoca!!

Prememmo start e…«Houston, abbiamo un problema», come dicevano Ruggero Orlando e Jas Gawronski in TV: non avevamo la cassetta (perché allora il mangianastri che registrava necessitava di una scatoletta rettangolare con dentro un nastro che si avvolgeva e svolgeva e su cui venivano registrate le voci o le canzoni…)…e così mentre il più piccolo di casa andava in cerca della famigerata cassetta, tutta la famiglia cominciava a ricordare l’incidente nello spazio di pochi mesi prima dell’Apollo 13…dopo i trionfi dell’apollo 11 che il 20 luglio del 1969 aveva permesso la celebre camminata sulla Luna di Neil Armstrong, quel piccolo passo di un uomo che era un grande passo per l’umanità…

Oggi si sentono tanti commenti su questa impresa, ma io c’ero, vidi e non credo che la NASA possedesse una tecnologia tale da propinare una cotanta fake news…no ragazzi erano altri tempi…

e così avemmo anche la missione dell’Apollo 12 che ci regalò le videoriprese della terra dal cielo, che andarono a colorare tutti i nostri libri di geografia e non solo..per la prima volta nella storia umana, ci guardavamo dall’alto dei cieli, anzi fuori dai cieli!!

«Houston, abbiamo un problema», perché ancora non si trovava la cassetta ed il mio fratello più piccolo era scesa a cercarla a casa di una compagna di scuola che abitava nel condominio mentre ripetevamo la celebre frase, rammentando la missione dell’Apollo 13, partita da Cape Canaveral, in Florida, con destinazione l’altopiano di Fra Mauro sulla Luna. Durante il viaggio però impazzirono i comandi dell’Apollo perchè erano scoppiati i serbatoi e la missione fu annullata, mentre gli astronauti, rintanati nel LEM, al freddo senza cibo e senza acqua, si salvarono per miracolo grazie ad una traiettoria calcolata a mano (ragazzi allenatevi a fare i calcoli, ogni tanto fate finta di non averle le calcolatrici).

E così gli Stati Uniti battevano l’Unione Sovietica che per prima, con Yuri Gagarin, aveva viaggiato nello spazio.

Pochi anni fa, nel 2011, sono stati venduti i giornali di bordo, utilizzati dagli astronauti per fare questi calcoli, i più famosi della storia…trasformando una missione fallita in un successo dell’ingegno umano. Una lezione per imparare a trovare in ogni nostro fallimento un input in più per andare avanti, migliori e più determinati!

Sempre nel 2011 sono state esposte presso il “Pauls Stradins museum of the history of medicine”, le tute spaziali appartenute a Gagarin…ragazzi non potete crederci…mi sono sembrate una pellecchia…ma dentro a questi pochi strati di stoffa (para-tecnologica) sono racchiusi anni di studio degli scienziati lettoni, il cui contributo alle ricerche spaziali sovietiche è stato determinante. Nell’esposizione “View from Space”, un interessantissimo progetto di ricerca viene rivolto al grande pubblico che, dopo aver ammirato i bei palazzi in Art Nouveau della splendida capitale della Latvia,  viene rapito in un viaggio tra le nuvole e poi oltre l’atmosfera…

Provate a fare anche voi il tour…prima virtuale…poi andateci!!

http://www.mvm.lv/virtuala-ture/mvm/

(Prometto di raccontarvi questo viaggio per i paesi baltici …….al prossimo post!)

«Houston, abbiamo un problema», alla fine la cassetta per registrare venne trovata e noi cominciammo la nostra Kermesse familiare: papà leggeva al microfono tutti gli articoli più strani dei più diversi giornali, meticolosamente ritagliati durante l’anno; la mamma raccontava antiche storie della sua famiglia, un po’ reali un po’ romanzate…che finirono poi nel suo bellissimo libro “il mare della vita”. La serata continuò fino a notte tra risate, battute, barzellette e ballate, con zio Mario, grande baritono, che cantava:

sul mare luccica

l’astro d’argento

Placida è l’onda;

prospero è il vento.

 

E zia Laura, con la voce argentina di soprano, che ripeteva:

Venite all’agile

Barchetta mia!

Santa Lucia, Santa Lucia

 

Il tutto si concludeva…steccando incredibilmente mentre tutti ridevamo a crepapelle…

Ma perché vi ho raccontato tutto questo? Perché ho pensato di aprire una nuova pagina, Risate in famiglia, dove piano piano inserirerò questi racconti, mischiati a vecchi post, persi nei meandri di questo blog…sempre più “ciccione”….perchè tra cose serie (saggi e articoli impegnati) e semiserie (articoli e bollettini, fatti di cronaca e riflessioni sulla realtà) rimanga uno spazio per la nostalgia e i ricordi…

buona lettura!!

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Secondo editto dei cento fiori…mettete fiori nei vostri cannoni…e pure nei missili!!

La situazione in Asia Orientale è ogni giorno più fluida e scivolosa e ben rappresenta il liquido panorama del XXI secolo. Sembravano rallentati i lanci nordcoreani quando i giapponesi hanno visto volare sulle proprie teste un missile armato da Kim Jon-un. Tanti commenti sono stati scritti, interessanti e approfonditi, ma in questo editto n. 2, che, come tutti i miei editti, cerca di scandagliare gli aspetti più remoti e nascosti delle faccende, sempre complesse, che accompagnano il pianeta Cina, vorrei fare una riflessione un po’ diversa, per tentare di capire questo Paese del Centro, molto lontano e molto diverso, nonostante la globalizzazione.

Torniamo indietro allora a tanti anni fa quando l’Unione Sovietica invase la Cecoslovacchia durante la Primavera di Praga: lo choc subito dai cecoslovacchi fu soprattutto quello di rivedere solcare il proprio territorio dai carri armati tedeschi (intervenne la Germania Est membro del Patto di Varsavia)…fu questa scelta che non fu perdonata a Mosca e contribuí poi a disgregare la compagine sovietica dissoltasi con gladnost e perestroika..

Allo stesso modo il Giappone, che ha sperimentato la devastazione esplosiva e poi inesorabilmente prolungata per anni di due ordigni atomici, è sotto choc.

Non sottovalutiamo questo aspetto che mi sembra di portata dirompente per un paese che, dopo la II guerra mondiale, si è incamminato  su una strada di pacifismo costituzionalizzato, imposto dell’Occidente e molto gradito al vicino cinese.

Questo particolare, apparentemente trascurabile, avrà una portata travolgente che potrebbe modificare seriamente le tessere del mosaico geopolitico dell”estremo oriente e del mondo.

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Dalla Corea alla Corea: la fine della storia è la nascita della tragedia

Venticinque anni dopo la fine della storia di Fukuyama è diventata tragedia. Una riflessione sugli ultimi sviluppi geopolitici in Asia.

La rassegna del Caffè Geopolitico del 7 luglio 2017 conteneva, tra tanti spunti interessanti, un articolo di Foreign Policy dal titolo “The end of history is the birth of tragedy”, veramente stimolante per una riflessione un po’ fuori dalle righe, che si intreccia con quella fatta recentemente sulla lista dei dieci regimi più sanguinari della Storia. Ed ecco quindi l’occasione per una contestualizzazione storica dell’attuale situazione geopolitica in Asia, che, se vorrete seguirci, continueremo a monitorare anche nei prossimi mesi

1. LE TRAGEDIE CHE FANNO LA STORIA – Anche noi del caffè abbiamo cercato, in questa estate bollente, di prendere seriamente le tragedie, come gli antichi greci. Ci siamo riuniti, come loro, nelle nostre agorà, le pagine web, per ricordare le vicende che hanno fatto la storia, cercando, nel passato, le chiavi per aprire il futuro, perché il destino della società, oggi come nel V secolo avanti Cristo, era ed è nelle mani di uomini fallibili e per questo il mondo intero sta sempre ad un passo dall’abisso. Di questo baratro abbiamo letto in numerosi articoli, come quello recentemente pubblicato da Foreign Policy, e il tema offre diversi spunti di riflessione sul ruolo globale giocato dagli USA che, per 70 anni, hanno costruito e difeso l’ordine mondiale, baluardo della democrazia e poi, quale unica superpotenza superstite, mantenendo la pace internazionale per un altro quarto di secolo. Negli ultimi tempi, però, l’America è andata perdendo progressivamente ruolo e funzioni, e l’ordine internazionale da essa protetto, fiaccato da terrorismo, guerre e crisi economiche, ha cominciato inesorabilmente a sfaldarsi. A nostro avviso si tratta di un processo iniziato addirittura subito dopo la seconda guerra mondiale, quando il sogno americano, che non è mai stato privo di contraddizioni e di errori, si è allontanato dai suoi ideali originali per abbracciare piano piano bieche logiche spartitorie, malattie ogni giorno più gravi, delle quali abbiamo trascurato, tanti anni fa, i sintomi e che, oggi, ci sembrano incurabili. Per questo ci troviamo a combattere con dittatori folli, che lanciano missili con testate nucleari come fossero aquiloni, e di fronte al pericolo incombente, che sorvola le acque del Pacifico, non solo non scorgiamo il senso della tragedia, ma nemmeno ci spaventiamo più di tanto. Tutte le rotture dell’ordine, bene o male (più male che bene) costruito nel secondo dopoguerra, hanno lacerato i sogni e le speranze di pace.

Fig. 1 – Segnali stradali allusivi alla situazione geopolitica internazionale

2. UN PRESENTE ANODINO – Molti rimproverano oggi agli Stati Uniti una forma grave di amnesia riguardo ai tragici insegnamenti del passato e agli altri players internazionali l’incapacità di gestire le sempre più profonde conflittualità che, dopo decenni di latenza, sono esplose in rivoli di conflitti multidimensionali e multisettoriali. Attenzione a banalizzare la storia, a buttare benzina sulle scintille di un fuoco (come accadde tra Sparta ed Atene, tra cattolici e protestanti, e in Europa dopo le due guerre mondiali) che può ridurre in cenere imperi e civiltà. Forse non basta più contenere i conflitti nei limiti locali perché tale sistema nel mondo globalizzato non funziona più. I nostri padri hanno combattuto per dei valori cui oggi nessuno crede più, in quanto percepiti come validi solo per alcuni e non per tutti. La storia si ripete, a partire da Atene, patria di una democrazia non veramente democratica, cioè non aperta agli schiavi e alle donne, per finire a Guantanamo, dove l’America post-guerra fredda ha perduto la sua aurea morale. E lo stesso discorso vale per i coreani, dei quali il mondo sapeva poco; per i vietnamiti, di cui il mondo ha saputo tutto; per i tibetani, di cui il mondo fa finta di non sapere; per gli iracheni, invasi per le armi di distruzione di massa mai trovate; e per gli afghani, armati prima contro gli invasori sovietici, poi dimenticati per anni e infine bombardati in nome della lotta al terrorismo e dei diritti umani.

Fig. 2 – Filo spinato a Guantanamo: un simbolo del declino del sogno americano

3. UN FUTURO LIQUIDO O SOLIDO? – L’America è cambiata: non appartiene più agli americani, e come durante gli anni della cortina di ferro, così oggi nuovi muri si stanno alzando e nuove ombre stanno calando, generando diverse ansietà. Il problema di fondo non è, secondo noi, stato centrato: i think tank continuano a veicolare molti impegni, soprattutto quelli fuori dall’Europa, come opera di diffusione dei valori democratici, ma troppe contraddizioni fanno perdere alla democrazia il suo “aroma”. Forse sono stati evitati conflitti più grandi, come in Corea e nel Vietnam, ma ad un prezzo troppo alto, che ha sradicato speranze e tolto significato a quei valori che si volevano tutelare.  La “vigilanza” americana era l’onere per una pace duratura, ma da questo impegno la nuova amministrazione Trump si sta svincolando, come cento anni fa, e ne conosciamo i risultati. D’altro canto non si può non ammirare, e quindi gelosamente difendere, quella libertà che ci permette oggi di rileggere gli errori passati, senza timori e senza prigioni.

Fig. 3 – Cartello stradale in cui si evoca il sogno cinese definendolo “il mio sogno”

Tutti questi dubbi, conservati  in tante note dissonanti,….. continua a leggere sul Caffé Geopolitico:

Sorgente: Dalla Corea alla Corea: la fine della storia è la nascita della tragedia

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Primo editto dei cento fiori 

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Il primo web editto Continua a leggere

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EDITTI DEI CENTO FIORI 百花 诏命

百花 诏命
Apro oggi, con questo nuovo post, delle pagine particolari, chiamate Editti dei cento fiori. Un’idea nata attingendo ad un passato aureo dell’Impero Celeste, quello della dinastia Tang, ma che vuole intercettare il presente di una nuova Cina che, dalle sue ceneri come un’araba fenice, sta risorgendo più splendente che mai. Naturalmente racconterò di tutto, l’incredibile boom economico con i suoi effetti collaterali, magnificenze e tragedie, progresso e disastri, diritti e ingiustizie ma, soprattutto, cercherò di riferire quello che si dice sulla Cina nel mondo e quello che il mondo dice della Cina per scorgere tra i cinguettii dei twitter, nei mi piace di facebook e nei brani che mi trovo a leggere qua e là quello che c’è dietro l’angolo di un orizzonte sempre più vasto e globalizzato…riferirò righe interessanti, commenti accattivanti…e come i banditori antichi che srotolavano gli editti imperiali, racconterò su queste pagine di nuovi editti e nuovi imperi che stanno sbocciando insieme a cento fiori e cento scuole, perché il mondo si disintossichi un po’ dall’ubriacatura di denaro, economia e business e guardi ai tanti poeti, intellettuali, scrittori, scienziati, artisti e blogger per imparare ad alzare lo sguardo verso un orizzonte nuovo, con un pizzico di spiritualità…

Ho chiamato questi post  诏命 zhào mìng, editti, ispirandomi ad un termine trovato nell’Indagine preliminare su caratteristiche lessicali e stilistiche del Xuanshi zhi 宣室志 (Cronache della Sala della proclamazione) di Zhang Du張讀 (834-886?), tradotto da  Franco Gatti (Università Ca’ Foscari Venezia, Italia). In quest’opera sono ampiamente documentate credenze, consuetudini e aspetti della vita sociale della dinastia Tang (618- 907), l’età d’oro della poesia, all’acme della civiltà cinese. All’epoca, tra l’altro, anche il   sistema di reclutamento dei funzionari imperiali, che prevedeva una rigida preparazione in vista degli esami, venne raffinato, garantendo una certa mobilità  e la possibilità di migliorare la posizione sociale attraverso il merito e lo studio, che non guasterebbe nemmeno oggi ed a tutte le latitudini.

I sovrani Tang erano mecenati ed accoglievano alla corte imperiale artisti e studiosi che arricchirono lo stato di Mezzo con un sincretismo ideologico molto interessante, che diede origine alle “Tre Dottrine” (三教 sānjiào) un sistema filosofico che,  attingendo al Confucianesimo, al Buddhismo e al Taoismo e declinandoli con estrema  originalità, forgiò l’unità culturale dell’impero Tang. Gli intellettuali furono stimolati ad ampliare i loro orizzonti, a cercare nuove prospettive.

Un periodo simile a quello Tang fu poi vissuto sotto la dinastia Ming, quando l’Impero Celeste, allora il Paese più grande e progredito del mondo intero, si stagliò verso orizzonti mai prima battuti, solcando i mari occidentali fino all’Africa ed al Mediterraneo, con una flotta immane, nemmeno paragonabile con quelle europee. L’ammiraglio che guidò le spedizioni era un eunuco musulmano, intellettuale di vaste vedute, chiamato Zhèng Hé 郑和, il più grande navigatore che la storia abbia mai conosciuto e che solo oggi sta rispolverando, sulla rotta delle nuove vie della seta.

A questi editti imperiali..naturalmente del web e per il web, ho dato un nome: i cento fiori del  filosofo taoista Zhuangzi (IV – III secolo a.C.) che, durante i Regni Combattenti (480-220 a.C.). vide il fiorire del  taoismo, del confucianesimo e della Scuola dei Legisti, cui si ispirò Mao nel 1956:  百花齐放百家争鸣 baihua qifang, baijia zhengming  “che cento fiori sboccino insieme, che cento scuole contendano”.
Poeti, intellettuali, scrittori, scienziati, artisti e tutta l’intellighenzia venne invitata a ripensare la rivoluzione, per contribuire a quello sviluppo creativo che doveva caratterizzato la versione maoista del marxismo, in un clima di collaborazione tra popolo e quadri del PCC, per un profondo cambiamento culturale, artistico, scientifico e politico. Le denunce contro il monopolio dell’informazione da parte del partito, la censura e la pressante richiesta di ottenere la libertà di stampa e con essa tutte le libertà democratiche furono represse e la campagna finì in un tragico flop.

In questo giorni la  morte del premio Nobel cinese, Liu Xiaobo autore di Carta 08, ispirata alla Carta 77 della primavera di Praga per celebrare i 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, arrestato dall’ 8 dicembre 2009 ed interrottamente detenuto, in violazione delle stesse leggi cinesi, sta facendo commuovere il mondo e soffiare un forte vento di libertà. E con questa libertà e per questa libertà vogliamo scrivere e sperare.

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