Il Pil nel nodo di Gordio dei Mari cinesi

In questo articolo accenniamo alla storia di un semplice contadino, però non quello che fondò la dinastia Han o quella Ming… ma Gordio, primo ad entrare alla guida di un carro in una piazza della Frigia, che ebbe la ventura di essere incoronato re, secondo la profezia di un oracolo, e di dare il nome alla città sorta sulla riva del fiume Sangario. Gordio, grato per l’onore, dedicò il suo mezzo a Zeus, stringendo il giogo del suo carro in modo talmente intricato da risultare inestricabile. Si diffuse perciò una nuova profezia: colui che fosse riuscito a sciogliere questo nodo intrecciato ed ingarbugliato sarebbe diventato sovrano di tutta l’Asia. E così Alessandro Magno, nella sua corsa per conquistare l’Oriente e diventare sovrano del mondo, arrivato nel 333 a. C. a Gordio, tentò in mille modi di sciogliere quel groviglio, ma nulla di fatto, non riuscì a slegarlo. Così prese la decisione di sguainare la spada e rompere il nodo con un micidiale fendente, senza ulteriori indugi. E così il figlio di Filippo il Macedone, che i Greci consideravano barbaro, e che, per ovviare a tale fama, fece educare il suo rampollo da Aristotele, fu Imperatore e fondò un Impero sconfinato, che diede vita alla civiltà ellenistica [1]. Ma il sogno durò poco.

Dopo molti anni anche Yongle, terzo sovrano Ming, tentò un’impresa simile, ma dall’altra parte del mondo, comandando ad un eunuco mussulmano, Zheng He [2], di sconvolgere la millenaria tradizione che voleva l’Impero Celeste una potenza “di terra”, preoccupata di fronteggiare i barbari occidentali opponendo loro la Grande Muraglia. Come conseguenza di questa nuova politica, venne varata una flotta immane e stupefacente, incaricata non tanto di conquistare con le armi ma di manifestare la propria magnificenza, inducendo popoli interi a sottomettersi alla potenza cinese, proiettata verso nuovi lidi e paesi sconosciuti, dall’Asia fino all’Africa. Queste navi, spettacolari, grandi come una moderna portaerei, diffusero il potere e la supremazia dell’Impero Celeste, ma solo per pochi anni, fino a che la tradizione prevalse. Le “treasure ship” furono auto-affondate e la politica marittima abbandonata definitivamente.

Passarono i secoli e mentre impallidiva lo splendore della civiltà cinese, l’Occidente conquistava l’Oriente, umiliando e sconfiggendo il Dragone, assoggettato ai trattati ineguali, preda di conquiste, fame e povertà, fino al nuovo millennio, quando la storia della Cina prende un nuovo corso, tornando lentamente agli antichi splendori. Nel 1978, l’introduzione dell’economia di mercato nel contesto economico, politico ed istituzionale forgia un nuovo sistema, che innesta il liberismo economico nel contesto della pianificazione propria di uno stato socialista, che già Mao aveva provveduto a rendere originale rispetto al marxismo leninismo sovietico. Dopo il crollo del comunismo di Mosca che, come un domino, determina il declino di tutti gli stati satelliti, lentamente assorbiti nell’orbita occidentale, si assiste al vivace rafforzamento dello stato di Mezzo, che, attraverso riforme graduali, riesce ad adattare gli ideali del maoismo all’iniziativa privata, consentendo di affiancare alle imprese pubbliche quelle private o collettive, liberalizzando i mercati rurali, decentrando e controllando. Questo sistema “misto”, ufficializzato dal XIV congresso del Partito nel 1992 col nome di economia socialista di mercato, postula un programma ambizioso e dinamico, di riforme strutturali, comunque governate dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, che mantiene il timone della pianificazione e della gestione macroeconomica, forgiando il socialismo con caratteristiche cinesi, che ha permesso alla RPC di diventare, nell’ottobre 2014, la prima economia mondiale per PIL a parità di potere d’acquisto e di riprendere nel 2017, in fondo a sorpresa, ad accelerare nella crescita. I dati di aprile infatti riportano, nel primo trimestre 2017, una crescita del prodotto interno lordo del 6,9%, pari a 18.068,3 miliardi di yuan (2741,6 miliardi di euro). Un dato quasi da brivido [3], che dimostra una tenuta sostanziale, resa possibile dalle spese del governo nei progetti infrastrutturali e dalle vendite effettuate nel settore immobiliare, dall’aumento delle esportazioni del 14,8% rispetto al primo trimestre del 2016, e dal “grande balzo” delle importazioni che ha determinato un surplus commerciale di 454,9 miliardi di yuan, pari a 62,2 miliardi di euro. In sostanza la produzione industriale è aumentata del 6,8% se la si paragona a quelle del 2016, e così il manifatturiero, le vendite al dettaglio, gli investimenti in asset fissi, e, soprattutto, il terziario. La novità sostanziale è un’inversione di tendenza rispetto alla tradizionale propensione al risparmio dei cinesi con un aumento dei consumi. Il vicepresidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, ha dichiarato che il sistema economico continuerà a sostenere la crescita, che troverà un ulteriore spinta con la creazione della zona di Xiongan, a sud di Pechino, ad ulteriore supporto della zona economica speciale di Shenzhen, creata alla fine degli anni Settanta, e dell’area di Pudong, Shanghai, che risale agli anni Novanta. Il tanto paventato hard landing pare allontanarsi dall’orizzonte del PCC, che, a breve, dovrà rinnovare cinque dei sette membri del Comitato Permanente del Politburo, avallando il secondo mandato del presidente Xi Jinping.

Questa nuova accelerazione dell’economia della RPC stupisce i think thank occidentali, ma non chi conosce la storia e la filosofia cinese, e l’ideologia derivata, avvezza a costruire complesse strategie politiche ed economiche, a sostegno del proprio ruolo di grande potenza, rivestito per millenni nel quadrante orientale, e che da qualche lustro trova un’eco nel nuovo mondo globalizzato.

Uno degli strumenti che saranno utilizzati per costruire questa tela di potere mondiale è certamente costituito dalla rete di connessioni marittime e terrestri, che sostanziano la via della seta per terra e per mare, la Belt and Road Initiative, per la quale il governo cinese ha da poco lanciato una pagina web [4], che supera l’antica via della seta, prevedendo non solo commerci internazionali, ma soprattutto forti investimenti nei paesi che ne costituiscono il nuovo tracciato, dall’Eurasia all’Africa e all’Europa, con una progettualità stupefacente, una vision decennale anzi ventennale, supportata da stategie win-win.

In questo quadro anche le tensioni geopolitiche vengono interpretate con nuove chiavi di lettura: dal 1989, il crollo dell’URSS ha determinato il fallimento della missione mondiale americana, nell’impossibilità di arginare il caos sistemico deflagrato negli ultimi anni. Dal summit dello scorso aprile tra il presidente americano e quello cinese, appare levarsi all’orizzonte un nuovo mondo, che sembrerebbe piuttosto forgiarsi come trilaterale, in cui la Cina si pone come cuscinetto tra Washington e Mosca, aspirando a conquistare la nuova governance mondiale. Da quell’incontro, in cui il lancio dei missili deciso da Trump sulle basi siriane è stato preceduto da informative ai russi e ai cinesi, il mondo multilaterale che ha visto il moltiplicarsi dei conflitti, aggravati da crisi economiche e finanziare che hanno impoverito popoli e nazioni, senza riuscire ad arginare eccidi e genocidi ed a trovare tavoli negoziali dove contrattare la pace, sembra incamminato verso il tramonto.

La tensione con la Corea del Nord, che continua imperterrita a lanciare missili con testate nucleari, sale di giorno in giorno in questo secondo trimestre del 2017, mentre sottomarini e portaerei statunitensi si avvicinano ai mari cinesi e alle acque territoriali coreane e gli Usa schierano un imponente sistema antimissilistico, il Thaad [5], in Corea del Sud .

L’attenzione è così focalizzata sull’Impero di Mezzo, che ha sempre protetto la Corea, per secoli paese tributario e vassallo dell’Impero Celeste, ma che ha stancato la pazienza geopolitica non solo americana ma anche cinese.

D’altro canto la Cina, si trova accanto ai propri confini l’unico paese, diviso dall’imperialismo occidentale senza sufficienti ragioni storiche, che non è stato mai ricondotto ad unità, per motivi di regime politico e di forbice economica. Invitare tutti i players alla calma significa perciò cercare un nuovo ordine asiatico, prodromo di un nuovo ordine globale, che si gioca al 38° parallelo, molto vicino al confine cinese ed a quello russo, e su quei mari dove da più di mezzo secolo gli Usa esercitano il proprio ruolo di superpotenza.

Così l’epopea dell’ammiraglio dei Ming, Zheng He, finita in una damnatio memoriae, risuscitata nel 900 e veicolata nel terzo millennio, nemesi storica di un’avventura troppo presto stroncata, ora può fungere da appiglio per nuovi orizzonti, quelli di una superpotenza globale che, come insegnava Mahan, necessita per estrinsecare il proprio potere di una supremazia marittima, sui mari che costeggiano la rimland, secondo la teoria geopolitica di Nicholas Spykman.

E questa Eurasia, oggi centro del mondo, attende chi districhi il nodo di Gordio dei mari cinesi….continua a leggere su

http://www.mentinfuga.com/il-pil-nel-nodo-di-gordio-dei-mari-cinesi/

 

Annunci

Informazioni su auroraborealeorientale.wordpress.com

I am a Doctor in Political Sciences, I like writing about Chinese history, language, culture, state theory, Legal chinese system, geopolitics and so on .... I love also writing about Life and dreams
Questa voce è stata pubblicata in Pagine Orientali/Cina e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...