Schegge di geopolitica/Analessi tra due secoli e un millennio: Kissinger in Cina

Nella “Fujian hall”, un magnifico salone del Parlamento della RPC chiamato Rénmín dàhuì táng 人民大会堂 , Palazzo dell’Assemblea nazionale del popolo , edificato nell’angolo ovest di piazza Tiananmen, il Presidente Xi Jinping ha ricevuto Henry Kissinger, consigliere per la Sicurezza nazionale e poi Segretario di Stato, che fu il principale artefice del riavvicinamento tra Stati Uniti e Cina, siglato con lo storico viaggio del 1972 dell’allora presidente Richard Nixon, prodromo del riallacciamento delle  relazioni diplomatiche che avvenne nel 1979. Nei precedenti 25 anni e precisamente dalla  Fondazione della Repubblica popolare Cinese nel 1949 sia gli Stati Uniti che molti paesi occidentali avevano mantenuto le relazioni diplomatiche con la Cina nazionalista, mentre in  seno all’ONU, si dibatteva la questione delle due Cine. Mao, in base al principio di effettività, chiedeva di prendere il posto del governo di Ciang Kai-Scek, che esercitava il suo potere solo nell’isola di Taiwan. La posizione della Repubblica popolare cinese veniva accolta dai paesi comunisti e di cd. Paesi “non allineati”, ma osteggiata fortemente dai paesi occidentali, in particolare dagli Stati Uniti. Nel 1971 l’Assemblea deliberò, votando a maggioranza semplice (e non a maggioranza dei 2/3, come avveniva per le questioni importanti) l’estromissione della Cina nazionalista e la sostituzione, anche nel seggio permanente, con la Cina comunista, come fosse un avvicendamento di governi. In realtà la questione doveva essere trattata come distacco della Cina popolare dalla Cina nazionalista, che godeva della continuità col governo precedente, consentendo a quest’ultima di mantenere il proprio posto nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, invece di essere praticamente espulsa in applicazione dell’art. 4 dello Statuto dell’ONU. Ai sensi dell’art. 23 della Carta, applicando il principio di diritto internazionale rebus sic stantibus, comunque il seggio permanente sarebbe stato assegnato alla RPC in qualità di grande Potenza. L’ingresso del governo comunista nel Consiglio di Sicurezza comportava riflessi non indifferenti dal punto di vista diplomatico, per la presenza di due governi comunisti che  godevano del cosiddetto diritto di veto. In realtà per l’approvazione delle delibere del Consiglio di Sicurezza, quello che viene definito diritto di   “veto” è chiamato diversamente dalla Carta delle Nazioni Unite, come recita l’art. 27: “Decisions of the Security Council on procedural matters shall be made by an affirmative vote of nine members. Decisions of the Security Council on all other matters shall be made by an affirmative vote of nine members including the concurring votes of the permanent members….”

 Con un flashback tra due secoli e un millennio, Kissinger ripropone un randez-vouz nel Paese di Mezzo, iniziato con una passeggiata sulla grande muraglia e finito nella Fujian Hall del Parlamento della RPC, per tentare nuovamente una manovra di avvicinamento di quella particolare stazione orbitante che è… il pianeta Cina.

HENRY KISSINGER: IERI E OGGI – Le lancette dell’orologio della storia sembravano tornate indietro di quarant’anni o poco più quando le porte del Parlamento della RPC si sono aperte, il 17 Marzo 2015, per accogliere Henry Kissinger, l’ultranovantenne Segretario di Stato al tempo del Presidente Nixon, uno degli artefici del disgelo tra Stati Uniti e Cina, che consentì l’ingresso dello Stato di Mezzo nell’ONU e, soprattutto, l’avvicendamento con la Repubblica di Cina la quale, fino al 1971, aveva occupato il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. Dopo i primi timidi approcci, la missione segreta di Kissinger nel 1971 e, subito dopo, il primo arrivo di un Presidente statunitense sul suolo cinese nel 1972, portarono i due Stati ad un riavvicinamento sostanziale che produsse la normalizzazione delle relazioni diplomatiche, interrotte da cinque lustri.

ERA UN ALTRO MILLENNIO – Altro secolo, altro millennio ed altri problemi: la Guerra Fredda, il boom economico e poi la fine della convertibilità di Bretton Woods, la crisi petrolifera; un controverso Presidente, Nixon, che gli storici hanno riabilitato, mentre in Cina Maoe Zhou Enlai avevano avviato le quattro modernizzazioni e promulgato una nuova Costituzione, allo scopo di stabilizzare un Paese profondamente scosso dalla Rivoluzione culturale e definitivamente sfuggito all’egida sovietica. Dopo la morte di Mao, nel 1976, e l’approvazione della terza Costituzione nel 1978, la Repubblica Popolare, riallacciati i rapporti internazionali, stava procedendo senza indugi verso una profonda riorganizzazione delle istituzioni politiche che consentiva l’avvio di quelle riforme economiche , volute da Deng Xiaoping, prodromo della strabiliante ascesa di cui siamo oggi attoniti spettatori.

KISSINGER E MAO – Kissinger viene accolto oggi in Cina con grande entusiasmo non solo per le grandi capacità umane e diplomatiche dimostrate nel corso degli anni, ma soprattutto per la profonda conoscenza e ammirazione per l’antichissima civiltà cinese, come emersa dal testo “On China” (2011) in cui si scorge, per certi versi, un approccio simile a quello del gesuita Matteo Ricci, unico occidentale presente nelle storie dinastiche dell’Impero Celeste. Lo statista americano ha sapientemente colto il substrato che si cela dietro l’elaborazione culturale di Mao e dei suoi successori, al di là dell’aggancio al marxismo-leninismo: la cultura classica e l’ideologia confuciana nelle sue multiformi costruzioni filosofiche, che permettevano allo stesso Mao di ammirare pubblicamente il primo imperatore, che unificò la Cina nel 221 a.C., Qinshihuang.

LE SFIDE ATTUALI – In questo nuovo secolo, che è anche un nuovo millennio, il vecchio statista si trova ancora a calpestare il suolo cinese, in un momento in cui molteplici sfide alla pace, al progresso e allo sviluppo del mondo intero richiedono un rinnovato sforzo dicooperazione tra gli Stati Uniti ed il Paese che più di tutti ha scalato le vette del successo economico, forse surclassando la superpotenza statunitense. Il gruppo dirigente cinese, che fa capo a Xi Jinping, è intenzionato ad incrementare le relazioni con gli Stati Uniti, a implementare la cooperazione in molti settori per radicare il proprio sviluppo economico ed allontanare l’incubo dell’hard landing.

DIVERGENZE E COOPERAZIONE – Kissinger è conscio della portata storica che stanno assumendo le nuove linee politiche ed economiche adottate dal IV plenum del PCC e dell’impellente necessità, a fronte di una situazione internazionale dai risvolti poco prevedibili, di superare i contrasti ed elaborare una strategia geopolitica nuova. A dispetto della volontà di leadership che contrappone il popolo americano a quello cinese, in particolare nella nuova via della seta che percorre gli Oceani Pacifico ed Indiano, il tentativo egemonico e destabilizzante del fondamentalismo islamico in vaste zone dell’Asia e dell’Africa potrebbe far convergere i due Paesi verso un nuovo approdo comune.

Luci e ombre dello sviluppo cinese| Fonte: Elisabetta Esposito Martino
Luci e ombre dello sviluppo cinese| Fonte: Elisabetta Esposito Martino

NUOVE FRONTIERE – Gli Stati Uniti si rendono conto che, per mantenere credibile la propria leadership mondiale, che ha caratterizzato il XX secolo, occorre veicolare diversamente i valori democratici, ormai declinati essenzialmente solo in formato economico, dando loro un vettore credibile per trasmetterli ai milioni di diseredati che a questi principi non possono attingere perché poveri di denaro, poveri di conoscenze, poveri di tutto. La Cina, dal canto suo, per tradizione, ha sempre atteso pazientemente che gli stessi Stati via via sottomessi militarmente fossero lentamente soggiogati anche culturalmente, esplicitando in questo modo il proprio potere di attrazione  magnetica del mondo  circostante. Tuttavia, ora anche il Dragone, di fronte all’ormai ufficiale stabilizzazione dei  ritmi di crescita, ha necessità di trovarenuovi approcci diplomatici che esulino dalla sola conquista economica ed elaborino un soft power sempre più strutturato.

NUOVI ORIZZONTI L’accelerazione del vettore economico sta comportando il trasferimento in un’orbita più alta e più lenta da dove la Cina può essere raggiunta come stazione orbitante solo riducendo la propria velocità, che troppe frizioni sociali e ambientali sta procurando. Per l’aggancio è necessaria la presenza di meccanismi compatibili che forse si scorgono nelsogno del costituzionalismo che dovrebbe far risvegliare la Cina in uno stato di diritto, indispensabile tunnel di collegamento per rendere possibile il passaggio da un veicolo all’altro, in uno spazio giuridico democratico, come elaborato dal pensiero occidentale, anche in chiave anti Stato Islamico (IS).

Forse, tutto questo moto eurocentripeto appartiene, come Kissinger, ad un altro millennio. O forse no…

Scritto da Elisabetta Esposito Martino e pubblicato il 20/4/2015

sul Caffé Geopolitico

http://www.ilcaffegeopolitico.org/28217/tra-due-secoli-e-un-millennio-kissinger-cina

 

 

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