Schegge di geopolitica/Cina e Italia negli equilibri globali – I parte/ II parte

Cinquemila anni di storia alle spalle per guardare al di là dei propri confini e del “cortile di casa”, composto dai paesi limitrofi , a volte soggiogati o plasmati ma comunque mai indifferenti ad una cultura che ha spaziato tra filosofia, letteratura, arte, musica, istituzioni e ideologia, ed ha camminato sulle vie della seta sempre arrivando solo ai nostri confini.

Ora, oggi, tutto è cambiato: queste vie sono percorse fino al cuore dell’Europa ed arrivano anche da noi, nella culla della civiltà mediterranea. Un flusso  di  investimenti cinesi che ci dà fiato, in una crisi  che sta avvolgendo in una spirale le nostre vite, disegna nuove prospettive insieme ad incertezze, dubbi e timori.

Con il Caffè geopolitico proviamo a osservare il mondo, la realtà e la nostra società con occhi diversi dal solito, che a mandorla non sono, ma che provano a capire, studiare, raccontare, guardare, disegnar, tratteggiare scenari e cartine per conoscere e poi scegliere per  cambiare o per mantenere, e crescere  e migliorare….e porgerci una mano tra fratelli…

Cina e Italia negli equilibri globali – I parte

Dopo secoli, la Cina guarda al di là dei propri confini e del cortile di casa, estendendo la sua nuova via della seta ben oltre la sua tradizionale zona di influenza, fino a raggiungere l’Europa ed in particolare l’Italia, luogo dove il flusso degli investimenti cinesi suscita interessanti prospettive e qualche preoccupazione

INCONTRO-SCONTRO TRA CIVILTÀ – Le vie della seta, che attraversavano i deserti e le steppe dell’Asia, hanno rappresentato per secoli il principale mezzo di comunicazione tra due civiltà, quella greco-romana, in tutti i suoi aspetti e nella sua evoluzione storica e politica, e quella cinese, nella sua apparente immutata stabilità. Nel secolo breve, seguito a quella violenta apertura alla quale la Cina è stata costretta dalle potenze coloniali, molti eventi hanno radicalmente trasformato sia la civiltà occidentale che lo Stato di Mezzo: quest’ultimo  ha abbandonato progressivamente la tradizione sinocentrica, la cui sfera di influenza mirava agli Stati ed ai mari limitrofi, mentre l’Europa perdeva la leadership mondiale, avocata dagli Stati Uniti e contesa dall’Unione Sovietica. Cambiamenti di strategia geopolitica sottendono ai nuovi rapporti economici tra l’occidente, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del mondo bipolare, e la Cina: ciò per la necessità sempre più impellente, per gli uni di porre fine ad uno dei più foschi periodi di crisi degli ultimi anni, per gli altri di canalizzare una crescita, forse troppo esponenziale, verso mercati e strutture che permettano una stabile presenza economica, allo scopo di ottenere il definitivo riconoscimento quale nazione trainante del mondo intero. Questa nuova strategia, emersa lentamente tra la fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo, vede oggi, per la prima volta, un’inversione  di rotta degli investimenti cinesi, con una preminenza di quelli in uscita rispetto a quelli in entrata.

POLITICA INTERNAZIONALE CREATIVA – Possiamo ritenere definitivamente archiviata la politica del basso profilo di Deng Xiaopinged aperta una nuova fase di internazionalizzazione, che sottende alle scelte economiche,  ed  è rivolta a sostenere in tutti i modi il nuovo ruolo di guida cui il Paese aspira. L’attenzione è focalizzata in primis sul Pacifico, attraverso un “intervento fatto con creatività”, secondo una delle teorie più veicolate dall’intellighentia cinese, da cui i recentissimi accordi con la  Corea e l’Australia, volti a difendere gli interessi cinesi e ad aprire vasti spazi per l’economia, che sta tracimando fino all’Africa, dove è attivissima la public diplomacy dagli occhi a mandorla. Ma gli accordi più significativi sono rappresentati da quelli appena conclusi con Obama, al fine di esperire tempestivi scambi di opinione in caso si verifichino criticità internazionali, resi possibili dal ruolo giocato dalla Cina nel corso del disgelo con l’Iran e dall’impegno a portare avanti le riforme per rafforzare lo stato di diritto.

Gli interventi creativi si riferiscono alla teoria del Prof. Wang Yizhou, docente di Relazioni internazionali alla Beijing Daxue, sostenitore di una maggiore presenza della Cina nello scenario globale ed una maggiore partecipazione alla risoluzione delle controversie internazionali, che i cinesi chiamano chuàng zào xìng jiè rù, 创造性介入, intervenire con inventiva, con creatività.
Per un approfondimento si veda Beijing Review, marzo 2012: “Creative involvement” stresses a new and active attitude—that is, China should have a stronger sense of participation and be more skillful when dealing with international affairs

L’IRRESISTIBILE FASCINO ITALIANO – In questo contesto geopolitico si collocano le relazioni diplomatiche e i proficui rapporti commerciali e di partenariato strategico globale tra l’Italia e la Cina, tessuti nel corso degli scambi bilaterali dell’ultimo anno e durante il vertice Asem, hanno prodotto una vasta rete di interazioni, che hanno fatto dell’Italia, nel 2014, secondo il Financial Times, un obiettivo strategico degli investimenti cinesi. L’attrazione principale è costituita dall’innovazione tecnologica, non come valore a sé stante, ma come insieme di conoscenze scientifiche di livello molto elevato, da raccordare con nuove e più creative modalità produttive. Un esempio è costituito dalle esigenze poste dalla spinta all’urbanizzazione, veicolata dalla nuova amministrazione di Xi Jinping, che trova negli architetti italiani e nei loro progetti una sintesi di attenzione all’ambiente, di sviluppo ecosostenibile, in relazione alla vasta rete di infrastrutture ad essa connesse. Il tutto coniugato con la fruibilità del grande design italiano, e delle eccellenze che l’Italia rappresenta nell’arte, nel cinema, nella moda… Lo stivale raduna un coacervo di idee originali, sedimentate su una forte tradizione classica, in grado di rispondere alle richieste più variegate, rese esperibili grazie alla costituzione della Commissione statale per lo sviluppo e la riforma, competente per la semplificazione delle procedure e alla gestione dei necessari supporti legali, amministrativi e finanziari.

NOTE
I dati citati sono tratti da:

  1. Rapporto CeSIF, in “La Cina 2014, scenari e prospettive per le imprese”, Fondazione Italia-Cina, San Giuliano Milanese, 2014;
  2. “L’Italia nell’economia internazionale, Rapporto 2011-2012”, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, a cura del Sistema Statistico italiano del Ministero dello sviluppo economico, consultabile alla pagina webhttp://www.istat.it/it/files/2013/07/Rapporto_2013.pdf;
  3. “Premio per l’innovazione”, CNR, Roma, 2013
  4. Ministero Affari Esteri, contenuti nel sito “fare affari in italia
  5. China Daily – http://www.chinadaily.com.cn/

Scritto da: Elisabetta Esposito Martino   e pubblicato il 13 gennaio 2015 sul CAFFé GEOPOLITICO in Aree geograficheAsiaPrimo Piano

see more at:  http://www.ilcaffegeopolitico.org/24881/cina-e-italia-negli-equilibri-globali

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Questa è la seconda parte di un’analisi dei rapporti economici tra Italia e Cina che supera le barriere dello spazio e del tempo.

Il fascino di un paese con i suoi reperti archeologici che si rinvengono in ogni scavo; i monumenti dell’antica Roma confusi con le vestigia della Magna Grecia; paesini medievali, teatri, chiese; e poi musei, pinacoteche, …e  musica, danze e balletti, e poi università, laboratori , piccole imprese e grandi ingegni…un Paese che affascina, all’avanguardia in molti settori, anche se forse nemmeno lo sa…..e tante incognite…forse troppe si chiede qualcuno…o forse no…

L‘AVANGUARDIA ITALIANA – Lo spiccato interesse delle imprese cinesi per i nostri contesti fa leva sulla sempre più preoccupante stagnazione delle economie avanzate, il cui  modello di sviluppo, che ha forgiato un millennio, traballa pericolosamente. L’idea di dare una cornice istituzionale ampia e strutturata ai rapporti commerciali tra Italia e Cina oltrepassa il campo meramente economico, toccando molteplici settori. Un esempio eclatante e indicativo della peculiarità dello Stato di Mezzo è la volontà, più volte manifestata, di proteggere la proprietà intellettuale, lottando contro quel mercato della contraffazione di cui spesso la merce cinese è sinonimo. In realtà la proprietà intellettuale è un concetto squisitamente occidentale in quanto l’ideologia classica, che dal confucianesimo traeva ispirazione, era fondata sulla ripetizione e sulla copiatura sapiente di modelli, considerati spesso irraggiungibili. In questa ottica l’Italia rappresenta il luogo ideale ove attingere idee nuove e dove imparare a reinterpretarle con quella raffinatezza che tradizionalmente manca ai prodotti cinesi, grazie all’alta specializzazione dei fattori produttivi e alle conoscenze tecnologiche derivate da una rete di ricerca all’avanguardia nel mondo.

L’ITALIA, L’EUROPA E LO SCACCHIERE ASIATICO – D’altra parte non è da trascurare il rischio che l’Italia diventi terra di conquistasia per le grandi acquisizioni di asset strategici sia per le piccole operazioni (immobiliari e commerciali). L’accordo di cooperazione tra il Fondo Strategico Italiano e il China Investment Corporation International potrebbe essere l’occasione per inserire l’Italia e l’Unione Europea, attraverso un abile gioco diplomatico, nel grande scacchiere asiatico, chiedendo fermamente di applicare il principio di reciprocità, cardine del diritto internazionale, che la leadership cinese non intende applicare quando si parla di libertà di investire sul suo territorio o di creare piattaforme bancarie o finanziarie. La Cina sta, d’altra parte, tentando di rompere l’alleanza tra Europa ed Usa, consolidata da due guerre mondiali e dalla lotta al terrorismo, ma tendente periodicamente ad incrinarsi quando, oltreoceano, prevalgono le correnti isolazioniste, foriere di una sorta di introspezione che porta gli americani ad interessarsi essenzialmente delle faccende interne del proprio continente, come accaduto dalla dottrina Monroe in poi.

UNA NUOVA SFIDA GEOPOLITICA – La Cina è pronta ad inserirsi nel contesto geopolitico mondiale con un raffinato utilizzo del soft power sui generis, diffondendo con multiformi modalità la propria cultura, ma soprattutto facendo leva su una vera e propria  inondazione economica e che appare, comunque, ingombrante e forse inquietante, sia per le potenzialità degli investitori, sia perché consente di inserirli nel circuito delle informazioni e nelle cabine di regia localizzate in Italia, uno dei Paesi più industrializzati del mondo,  il sesto nell’area OCSE e il quarto in quella europea per PIL; il cui valore pro-capite, per ora, è almeno 6 volte superiore a quello cinese. La sfida geopolitica è aperta. Sta all’Italia in particolare e all’Europa in generale riuscire a combattere la propria battaglia contro la crisi, utilizzando gli investimenti cinesi senza perdere il timone del sistema economico, anzi ancorandolo ai valori fondativi della libertà e della democrazia e sta alla Cina godere delle opportunità offerte dall’Occidente per evitare quell’hard landing che molti paventano, approdando definitivamente nel medesimo porto, quello della libertà e della pace.

NOTE

Il termine soft power venne ideato da J. Nye, professore di Harvard, consigliere della difesa sotto la presidenza Clinton, per indicare le modalità utilizzate per la creazione del mito americano su cui si fondavano forme di potere molto più pervasive dell’ hard power, e cioè dell’influenza economica e del-la conquista militare. È soft power l’influenza culturale, linguistica, che veicolava i valori americani, anche attraverso i film hollywoodiani, ed ora per mezzo del word wide web nelle sue molteplici decli-nazioni. In Cina il wén huà ruăn quánlì 文化 软 权 力, veniva diffuso essenzialmente con la lingua, per le precipue caratteristiche che disancoravano i segni scritti dalle diversità dialettali. La forte influenza culturale esercitata in tutto l’Oriente deve essere ora reindirizzata al mondo intero, dal momento in cui da seconda potenza globale si accinge, probabilmente, a diventare la prima. Per un approfondimento: Joseph S. Nye, jr et al., the rise of China’s soft power, Cambridge, MA, Harvard of J.Kennedy School of Government Institute of Politics, 2006.

 

Scritto da: Elisabetta Esposito Martino   e pubblicato il 14 gennaio 2015 sul CAFFé GEOPOLITICO in  Aree geograficheAsiaEuropaPrimo Piano

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