Trump l’anticinese e le lusinghe di Alibaba

In 3 sorsi – In un momento di estrema freddezza tra gli USA e la Cina, in cui si è rimessa in discussione persino la politica dell’unica Cina, il magnate che è nel Presidente Trump non resiste al creatore della più grande impresa dell’e-commerce, Jack Ma, che promette investimenti e posti di lavoro per gli americani. Cui prodest?

1. USA VS CINA? – Il mondo si sveglia all’alba del 2017 in allarme per il contenzioso tra Cina e Stati Uniti, che vede il nuovo Presidente americano Trump sempre più propenso ad adottare una linea dura contro il Dragone, ordinando ai suoi una calorosa accoglienza nel continente americano per la Presidente della Repubblica di Cina e nominando il falco Peter Navarro a capo del White House Trade Council, mentre il Governo cinese invia una portaerei nello stretto di Taiwan, traducendo così le ansie di vendetta per la telefonata tra Trump e Tsai Ing-wen.

2. ALIBABA ALLA TRUMP TOWER – Le minacce sempre più concrete di una guerra, non solo tariffaria e valutaria, tra le due più grandi economie del mondo pare però sgonfiarsi improvvisamente quando l’ideatore di Alibaba, Jack Ma, forte del sostegno di Xi Jinping, con una mossa a sorpresa (una specie di “colpo del barbiere”) dà scacco matto ai catastrofisti e riesce non solo ad incontrare il Presidente eletto nella sua Tower, a meno di dieci giorni dal giuramento, ma, soprattutto, ottiene assicurazioni sui futuri rapporti economici tra i due Paesi, leader di questo mondo liquido, che assiste attonito alla progettualità di un tycoon interessato a sostenere le MPI americane, permettendo loro l’accesso alla piattaforma telematica di Alibaba per vendere prodotti made in USA nel territorio cinese, sulla scia dei 7.000 grandi marchi americani che hanno utilizzato nel 2016  la piattaforma Tmall Alibaba, incassando circa  15 miliardi di dollari. Una idea geniale per stimolare la domanda di beni da parte di un popolo caratterizzato ancora da un’altissima propensione al risparmio, ma che sta oggi sempre più subendo il fascino del consumismo, ed un’ancora di salvezza per l’economia statunitense ancora boccheggiante, che cresce solo di un terzo rispetto all’economia dello Stato di Mezzo.

3. IL PRAGMATISMO PREVALE – The Donald non ha lesinato lodi a Jack Ma, sottolineando l’attaccamento del cinese alla bandiera a stelle e strisce, mentre quest’ultimo ha lodato il Presidente eletto come uomo smart e open minded, che apre le porte ad una fattiva quanto pragmatica collaborazione imprenditoriale, che nel 2016 ha visto  scambi per centinaia di milioni di dollari. Insomma, seguendo la velocità del mondo globalizzato, si è passati in pochi giorni dai timori di conflitti imminenti tra i due Paesi ad un’apoteosi di legami amichevoli. La CNBC ha espresso perciò un cauto ottimismo sui risvolti che prenderà la politica di Trump una volta insediato alla Casa Bianca mentre Huang Haizhou, amministratore delegato e membro del comitato di gestione presso il China International Capital Corp (CICC), ha sottolineato l’importanza “vitale” delle relazioni tra le due principali economie mondiali.
In fondo all’orizzonte potrebbe comparire un Presidente che voglia far ritornare grande l’America ed allora i saggi cinesi offrono lavoro agli americani ed opportunità alle loro imprese, affinché, intenti nelle proprie faccende, lascino al rinato Impero Celeste campo libero per la propria ascesa, senza troppe interferenze.

 

Articolo scritto da  Elisabetta Esposito Martino

e pubblicato il 12 gennaio 2017 sul Caffé Geopolitico

http://www.ilcaffegeopolitico.org/51001/trump-lanticinese-e-le-lusinghe-di-alibaba