LA GEOPOLITICA DEI MAGI



dal Vangelo di Matteo 2, 1-2


Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo»

Questa stella che splende dall’Oriente indica ai Re Magi il percorso verso un incontro …ma chi sono questi Magi?

La loro origine è molto discussa in quanto varie sono le fonti a cui attingere: quelle letterarie che, originate da civiltà differenti, risultano estremamente variegate, come testimoniano gli scritti in Antico Persiano, Elamita e Accadico babilonese; a queste si aggiungono le fonti archeologiche, epigrafiche e più squisitamente storiche, che dall’impero persiano achemenide, si arricchiscono dei contributi della Grecia classica e della Roma repubblicana fino a quella imperiale (per saperne di più vedi nota a piè di pagina)

I Re Magi appartenevano alla casta sacerdotale persiana di cui si hanno testimonianze nell’Iscrizione di Behistun all’epoca del Re dei Re Dario I (521 a.C.), paragonabile, per gli studiosi di assirologia, alla stele di Rosetta in quanto scritta in tre lingue: persiano, elamita ed accadico. Questa iscrizione si trova su una roccia lungo il tracciato dell’antico percorso che collegava Babilonia a Ecbatana, capitale della Media e che oggi unisce Baghdad e Teheran.

Questa casta sacerdotale, grazie alla propria cultura e alla forte spiritualità, mantenne la propria influenza ed il proprio ruolo sia con i Medi che durante l’Impero Persiano. I Magi furono ammirati per la loro autorevolezza e la profonda religiosità anche da Erodoto che, glorificando la vittoria greca sui persiani, manifestò un profondo rispetto verso questa grande e gloriosa civiltà, ne apprezzò le virtù, tra le quali la severa educazione impartita ai giovani e il culto della giustizia e della verità , soprattutto per opera dei magoi i sacerdoti astronomi della religione zoroastriana. Anche Senofonte, mercenario dell’esercito di Ciro il Giovane, ci racconta dei Magi nell’Anabasi e nella Ciropedia. Probabilmente fu il consiglio lungimirante dei Magi che, probabilmente, indusse Ciro a liberare il popolo ebraico deportato e costretto all’amara schiavitù di Babilonia da Nabucodonosor ed a ricostruire il Tempio di Gerusalemme.

Anche Marco Polo, nel Milione, racconta la visita a quelle che erano considerate le tombe dei Magi a Saba, poco più a sud di Teheran, nel 1270:
In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò piú volte in quella citta de di quegli tre re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano tre re soppelliti anticamente….dicono che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato, e portarono tre offerte: oro per sapere s’era signore terreno, incenso per sapere s’era Iddio, mirra per sapere s’era eternale. E quando furono ove Iddio era nato, lo minore andò in prima a vederlo, e parvegli di sua forma e di suo tempo; e poscia il mezzano, e poscia il maggiore, e a ciascuno per sé parve di sua forma e di sua etade; e riportando ciascuno quello che avea veduto, molto si maravigliarono e pensarono di andare tutti insieme. Andando insieme, a tutti parve quello ch’era cioè fanciullo di tredici giorni. Allora offersono l’oro e lo incenso e la mirra, e il fanciullo prese tutto; e lo fanciullo donò agli tre re uno bossolo chiuso, e gli re si mossono per tornare in lor contrade…. Quando li tre magi ebbero cavalcate alquante giornate, vollono vedere quello che ‘1 fanciullo avea loro donato: apersono lo bossolo, e quivi trovarono una pietra, la quale avea loro data Cristo in significanza che stessono fermi nella fede, che avevano cominciata, come pietra….” (Marco Polo, Il Milione, a cura di Dante Olivieri, Laterza, 1912, pp. 25-26)

Nello scenario geopolitico orientale che caratterizzò parte del I millennio a.C., i Magi si distinsero quindi non solo come sacerdoti della ritualità achemenide, esperti del divino e di quanto riguardava il sovrannaturale, incaricati di trasmettere le conoscenze più approfondite anche ai giovani nobili e, in particolare, di curare l’educazione della famiglia reale nel culto della giustizia e della verità, ma soprattutto come sapienti consiglieri dei sovrani, in quanto sapevano interpretare i sogni, riuscivano a dare un senso ai fenomeni atmosferici e, studiando le stelle, a comprenderne molti misteri, nell’attesa del Salvatore chiamato Saosyant.

Questi Magi, custodi del sigillo della regalità, studiavano le stelle nel loro desiderio di trovare Dio.
Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.  A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni.” (Salmo 72,10-11)

I Magi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Matteo 2, 9-12

I Magi, tra l’altro, accompagnavano l’incoronazione del Re dei Re e ne garantivano la legittimità fondata sul volere divino. Sono loro quindi che sanciscono, in fondo, la divinità del Signore, al quale donano l’oro come riconoscimento di regalità, incenso proprio dei sacerdoti e mirra, profetizzandone la morte: erano i Magi infatti che spegnevano il fuoco sacro al momento della morte del sovrano e sono magi che profetizzano a Gesù la morte come Re, come scriverà anche Pilato: il Re dei Giudei.
Questi Magi nella loro ricerca e nel coraggio di mettersi in cammino non solo trovano il Bambino ma ne sanno riconoscere la Regalità.


Alziamo anche noi lo sguardo per cercare Dio. Con coraggio avviamoci là dove non pensiamo, dove forse non vorremmo andare ma dove Dio ci sta indicando…certi che la sua stella ci precederà in tutte le nostre angustie e che si fermerà là dove Dio si fa trovare. E come per i Re Magi accogliamo il Bambino con grandissima gioia: lasciamo che ci riempia il cuore, l’anima e lo spirito con una speranza nuova, oltre ogni confine ed ogni dove… dall’Oriente in cui la Festa dell’Epifania è nata, tra l’Arabia, la Persia, la Mesopotamia fino all’Occidente dove nel IV secolo è arrivata. ..Di fronte a questa storia, ricca di aspetti intricati e sfuggenti, a questo racconto dei Re Magi, sapienti sacerdoti, forse un po’ maghi, ma anche mercanti o legati, alziamo lo sguardo verso orizzonti più ampi e come loro non disdegnarono dialogo ed apertura verso l’altro e verso il diverso, cerchiamo di aprire percorsi e dialoghi, e lungo le strade che uniscono Baghdad e Teheran, fino alla Palestina, l’Egitto e per tutti i luoghi dove le profezie si sono compiute preghiamo che la pace torni a regnare, lavoriamo per essa incessantemente.

Ed ogni giorno della nostra vita guardiamo in alto, a questa stella, e per quanto molti considerino inverosimili le ipotesi che fosse una cometa o una supernova, ma anche se fosse, come dalla teoria oggi più accreditata, una congiunzione astrale, lasciamoci guidare seguendo la sapienza, l’umiltà, la ricerca del bene… perché “l’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme, per adorare il neonato Messia, è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità…. “nebbia fitta avvolge le nazioni e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale.

C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. “Questa grande speranza può essere solo Dio… Non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano” (“Spe salvi”, n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto.

Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile.

Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio: il coraggio dei Magi, che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti a un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza. Ce lo ottenga Maria, accompagnandoci nel nostro pellegrinaggio terreno con la sua materna protezione. Amen!” (Benedetto XVI -omelia di Benedetto XVI nella messa celebrata in San Pietro il 6 gennaio 2008, festa dell’Epifania).

Seguiamo umilmente la strada che Dio vorrà indicarci, e quando ci sentiremo dispersi tra mille vie che confondono e alienano, o temeremo di essere finiti in un gorgo, vuoto, sordo e senza uscite, un tunnel lungo e stretto, percorriamolo fino in fondo, certi di rivedere la luce di questa stella, questa Epifania in cui Dio si rivela e si fa conoscere.

per una geopolitica anche dell’anima!

Per saperne di più:

AA VV La Luce della Stella, I Re Magi fra arte e storia, 2017;

Cardini Franco, I Re Magi. Leggenda cristiana e mito pagano tra Oriente e Occidente, 2017;


H.C. Puech, Storia delle religioni, l’Oriente e l’Europa nell’antichità 1, 1976;

G. B. Lanfranchi, Continuity of empires, 2003;

M. Carastro, La cite des mages, 2006;

G. Widengren, Les religions de l’Iran, 1968;

A. De Jong, Traditions of the Magi, 1997

Informazioni su auroraborealeorientale.wordpress.com

I am a Doctor in Political Sciences, I like writing about Chinese history, language, culture, state theory, Legal chinese system, geopolitics and so on .... I love also writing about Life and dreams
Questa voce è stata pubblicata in 碎 FRAMMENTI DI CINA, FRAMMENTI DI VITA/, natale e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a LA GEOPOLITICA DEI MAGI

  1. A JACOB ha detto:

    L’ha ribloggato su Rajah Al Hurra.

    "Mi piace"

  2. Pingback: Ecco arrivano i Re Magi! - Shema.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.