A TE MADRE MIA

A TE MADRE MIA

A te madre

Venerdì 24 giugno 2005

Occhi di cerbiatta

Persi nella notte

Del dolore

Occhi di cerbiatta

Riflessi nelle lacrime

Nella notte del dolore

Occhi di cerbiatta

Riemersi

Dalla notte del dolore

Occhi di cerbiatta

Avvolti nella nebbia

Per un futuro migliore

Era un giorno afoso quel venerdì e tanto tanto angoscioso…il cuore di mia madre proprio non andava più: svenimenti, fibrillazione, affanno…i medici non erano concordi e nemmeno noi familiari…un’operazione “a cuore aperto” veramente impegnativa a quasi 80 anni….un intervento interminabile alla fine deciso per quel venerdì….dalla mattina su una panca grigia e dura..in attesa..mentre passavano i dottori su e giù per l’ospedale, gli infermieri, i pazienti sulle barelle e a piedi,…e nessuna notizia dalla sala operatoria… e poi l’ora di pranzo e l’entrata, un via vai senza sosta, fino a sera…e noi tutti su quella panca adibita un po’ a tavolo di un frugale pranzo ed un po’ a divano di uno strano salotto inondato di ricordi, sprazzi di allegria misto ad un fremente nervosismo, …e nessuna notizia dalla sala operatoria…mio fratello che cercava di spezzare e triturare la tensione come masticando una gomma americana…(come non ricordare il suo centimetro da sarta usato per prendere…le misure delle mia bara!!! quando mi ammalai gravemente incinta del mio primo figlio??? un atto strano che ci fece piangere dalle risate ed ha accompagnato i miei momenti più tragici insegnandomi come un pò di umorismo sana tante tensioni, ma questa è un’altra storia che poi racconterò… ) …e nessuna notizia dalla sala operatoria…e passavano le ore, amici carissimi si avvicendavano tra l’affaccendarsi operoso di un ospedale che si cheta mentre si allungano le ombre della notte…mezzanotte……e nessuna notizia dalla sala operatoria…l’una dopo mezzanotte…ed ecco il nostro cardiochirurgo…la vita di nostra madre appesa ad un filo..al filo del pacemaker che domani un bravo dottore avrebbe collegato…una notte di angoscia appesi a quel filo..un unico filo in un cuore irradiato da una feroce radioterapia che però aveva salvato la vita di mia madre diciassettenne…una corsa a casa a rassicurare i miei cuccioli d’uomo….una notte piena di angoscia, ricordi che si affastellavano come una roccia sedimentaria, la mano di mio marito che raccoglieva le mie lacrime e le tramutava in un caldo abbraccio d’amore, la mia bambina col volto rigato e i ragazzi che tentavano di rassicurarsi l’un l’altro…ed il giorno che si affacciava, la luce che spuntava prepotente e la corsa all’ospedale, il pacemaker che faceva ripartire il cuore!! Ci affacciammo in una stanza bianca e gelida, quasi un obitorio dei vivi che indecisi non stavano né qua né là…una brutta stanza di terapia intensiva che rifletteva un volto che mai mi era sembrato così bello…..la vita aveva vinto sulla morte e quegli occhi da cerbiatta tremolanti e spauriti che riemergevano da un buio che era sembrato infinito…nella speranza ..nella certezza di un futuro migliore…

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