Il nuovo modello di sviluppo cinese

La Cina, fino ad oggi, ha solcato i mari del mondo a gonfie vele, raggiungendo – pur fra tante perplessità e molti interrogativi – traguardi impensabili solo fino a pochi anni fa. I nocchieri del XVIII Congresso sapranno, tra gli alti flutti che si infrangono sul veliero del Dragone e su tutti gli oceani, ad Occidente come ad Oriente, al Nord come al Sud, tenere il timone con la  propulsione della nuova normalità, per una navigazione comunque veloce ed estremamente manovrabile che porti a un approdo di pace e prosperità?

Primo articolo dello Speciale

Sogno cinese di mezza estate

sviluppo

DATI ECONOMICI – Secondo i rapporti dell’OCSE e del Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, la Cina godrà di una crescita del 7% nell’anno in corso e del 6,8% nel prossimo anno, a fronte di un PIL pro-capite che ha superato i 10 mila dollari in alcune zone, mentre l’economia globale dovrebbe espandersi del 3,1%, con un calo di 0,2 punti percentuali. Il nuovo gruppo dirigente cinese, emanazione del XVIII Congresso del Partito Comunista, si trova perciò di fronte ad una delicatissima fase di transizione, nel corso della quale elaborare il nuovo piano quinquennale che partirà nel 2016 in un contesto internazionale, che, a fatica, tenta di non affondare nella crisi, attendendo la normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti, mentre ancora grande è l’incertezza nella zona Euro. Prospettive fluide come i confini, aggrediti e vulnerabili, delle economie emergenti, alcune delle quali, come l’India, registrano consistenti accelerazioni.

LA NUOVA NORMALITÀ – In effetti tutto il quadro macroeconomico cinese sta segnando il passo in una cornice di ritrovata normalità, ed è in questa ottica che si possono leggere i vari interventi del capo del Governo Li Keqiang, che già dai primi di marzo ha annunciato come nuovo target di crescita un valore non superiore al 7% per l’anno in corso, inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto a quello del 2014 e il più basso dal 1990. La nuova normalità (Zhōngguó Jīngjì xīn chángtài《中国 经济 新 常态》) è lo slogan che accompagna la programmazione economica in atto, che si prefigge un trend meno impetuoso e più stabile, sano, efficiente e qualitativamente mirato. Il regime ha preso atto della situazione e intende dirigerla sostenendo misure di politica monetaria e fiscale che accompagnino le riforme strutturali, indispensabili per stabilizzare tutto il contesto politico-economico dello Stato di Mezzo e far sì che questo possa «conoscere la nuova normalità, adattarsi alla nuova normalità e guidare la nuova normalità».

LE QUATTRO RUOTE DELLO SVILUPPO – Il motore dello sviluppo economico, che si muove su quattro ruote – le risorse umane, le risorse naturali, la formazione del capitale e la tecnologia -, una volta avviatosi deve trovare il giusto dosaggio di carburante e velocità, per permettere al mezzo di arrivare a destinazione e alla Cina di rimanere tra gli Stati più prosperi del mondo. Il tasso di crescita demografica, dopo discutibilissime politiche di feroce contenimento della natalità, si è assestato anche in Cina a livelli europei (circa 1, 5 figli per donna), con non pochi squilibri di genere. La localizzazione delle risorse umane si è spostata dalle campagne alle città determinando, per la prima volta nella millenaria storia cinese, il sorpasso della popolazione urbana, che rende indispensabile una rivisitazione giuridica della classica concezione della residenza, diversamente concepita dalla tradizione, mentre il divario tra il reddito urbano e quello rurale è diminuito di tre volte. Nuovi studi di urbanizzazione sostenibile, tra i quali quelli emersi del Partenariato strategico firmato nel 2014 con l’Italia, fanno da substrato alle riforme in corso nei più tradizionali settori (agricolo, sanitario e ambientale), mentre il terziario è in aumento rispetto all’industria.

VIBRAZIONI ANOMALE – Le risorse naturali compongono la seconda ruota del veicolo dello sviluppo e costituiscono il perno di quella civiltà ecologica che il nuovo Governo vuole realizzare, con una disciplina giuridica della proprietà della terra che risponda alle evoluzioni degli ultimi anni e freni le speculazioni, con una rinnovata attenzione all’ambiente che affonda le sue radici nel concetto tradizionale di armonia. Ciò necessita di una riduzione dei consumi energetici e di una nuova gestione di queste risorse, ricercate ed accaparrate in ogni angolo del mondo, al limite del Land Grabs, che hanno prodotto tassi di importazione di petrolio che, per la prima volta, hanno superato persino quelli statunitensi, con 7,4 milioni di barili al giorno. Stride fortemente con questa politica l’opposizione ideologica ad ogni forma diimperialismo economico, di cui la Cina si era fatta portavoce fin dai tempi della Conferenza di Bandung, proponendo una terza via che possa permettere un progresso equo e sostenibile che raggiunga i milioni di poveri, vittime della fame e della guerra o nascosti nelle zone più remote della Cina e dei Paesi del ricco Occidente.

L’EQUILIBRATURA DEL SISTEMA – Nel sistema Cina il settore manifatturiero continua a soffrire di sovraccapacità e un uso mirato della tecnologia, la quarta ruota dello sviluppo, potrebbe aumentare la qualità dei prodotti e permettere la creazione di marchi globali. Il sistema non può però trovare un equilibrio se gli investimenti, che pur nascondono ulteriori potenzialità, rimangono preponderanti mentre i consumi interni languono e l’export continua a trainare. Un’inversione di tendenza è indispensabile per  raffreddare l’inflazione e porre un freno alle disuguaglianze. In effetti grandi riforme sono state attuate per realizzare uno Stato open for business in cui le free trade zones sorte negli ultimi anni fungano da volano per il commercio internazionale, implementato da più di 20 accordi di libero scambio.

QUATTRO COMPLESSIVI – Tutto il contesto economico sin qui delineato trova una sistematizzazione ideologica, nella nuova linea di massa, come da tradizione maoista, elaborata dal Presidente Xi Jinping, detta dei quattro complessivi (Sì gè quánmiàn 《四个全面》), che probabilmente confluirà, prima o poi, nel Preambolo della Costituzione.  In essa si enunciano i quattro passaggi necessari per la realizzazione del sogno cinese, che postulano una «complessiva costruzione di una società moderatamente prospera, il complessivo approfondimento delle riforme, il complessivo Stato di diritto, la complessiva realizzazione della disciplina di partito». Attingendo a piene mani alla tradizione confuciana, il nuovo leader declina concretamente il sogno cinese, che punta ad uno sviluppo economico sostenibile regolato da un sistema fondato sulla certezza del diritto che contribuisca a recidere i tentacoli della corruzione che stanno avviluppando il Partito Comunista e la gestione locale.

IL SOGNO CINESE – Tutta la struttura istituzionale cinese si regge oggi su quella che è definita Constitution Without Constitutionalism. Spiegare una realtà così complessa con l’adesione ai principi marxisti leninisti appare troppo semplicistico, pur essendo in parte vero, in quanto il maoismo ha disvelato quasi immediatamente la propria peculiarità: una rivoluzione che ha visto protagonista la classe contadina, fuori da ogni previsione marxiana, innestata in una concezione filosofica autoctona, modellata sul confucianesimo e ugualmente estranea alla tradizione giudaico-cristiana,  al diritto romano e alla democrazia ellenica. Ma questo ricchissimo substrato storico si sta innestando su un sogno sognato dallo stesso presidente Xi Jinping che, nella nuova normalità e nei quattro complessivi, scorge molte sfide e impensate opportunità che vanno dalla riforma del sistema amministrativo a quella del diritto commerciale, fino ad un originale impianto per la tutela sociale volto alla realizzazione di una “rete di sicurezza” che attenui l’impatto della  disoccupazione, costruisca un sistema sanitario e pensionistico adeguato e accompagni la concreta realizzazione di uno Stato di diritto. Resta da vedere se i principi democratici, i diritti umani, civili e politici contenuti nella Carta Fondamentale e proclamati a gran voce dal governo cinese in molti consessi, resteranno privi di effettività, collocando anche quella cinese tra le Sham Constitutions, oppure se questo sogno diventerà realtà.

Note:

Dati aggiornati sull’economia cinese possono essere estrapolati dal rapporto ONU World Economic Situation and Prospects 2015, reperibile sui siti ufficiali delle Nazioni Unite e dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD):

http://www.un.org/en/development/desa/publications/wesp-mid-2015.htmlhttp://www.oecd.org/eco/surveys/China-2015-overview.pdf

Scritto da Elisabetta Esposito Martino

Pubblicato il 30 giugno 2015 sul Caffé Geopolitico:

http://www.ilcaffegeopolitico.org/30578/modello-sviluppo-cinese

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