L’oriente è rosso anche all’EXPO

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L’Expo rappresenta il simbolo del nuovo secolo cinese, un exploit che è cominciato negli anni ’90 ed è arrivato in pochi lustri a cambiare tutta la vita quotidiana del cinese medio fino alla tavola, da dove ripartiamo oggi per scandagliare, in poche righe, un orizzonte vasto e variegato che, dietro al delicato equilibrio tra uomo e natura, nasconde un futuro sostenibile per la Cina e per il mondo intero.

Secondo articolo dello Speciale su

Expo Milano 2015

Lo spettacolare interno del padiglione cinese a EXPO 2015

OCCASIONE EXPO – I nomi delle vie, ortogonali, sono Cardo e Decumano, ma non stiamo percorrendo un accampamento romano ma l’Expo di Milano, struttura ugualmente mobile e, diciamo la verità, tanto interessante quanto costosa per i visitatori. Il Cardo ospita gli spazi italiani mentre il Decumano è lasciato alla fantasia, veramente avvincente, di molti Paesi del mondo che intrecciano i prodotti dei propri padiglioni con quelli contenuti nei clusters tematici. Un’opportunità di visibilità internazionale per tutti ed in particolare per la Cina che, approfittando del palcoscenico dell’Expo, mostra i progressi compiuti nel campo dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare non cessando di sottolineare il valore nutrizionale della cucina cinese. Da questa grande nazione l’Italia vuole attrarre capitali, investimenti e flussi turistici e in essa vuole allocare risorse altamente specializzate per produzioni raffinate, di alta tecnologia e di grosso impatto psicologico oltre che ecologico, status symbol cui ormai il cinese medio agogna.

POCHI LUSTRI PER UN CAMBIAMENTO EPOCALE – Fino a pochi anni fa erano tutti uguali, i cinesi, con la divisa verde che nascondeva le forme femminili e omologava quelle maschili, indossata pure durante i pasti, che non venivano preparati a casa propria per essere consumati nell’intimità della famiglia, ma nella mensa, lo shi tang della comune popolare,  nella quale ognuno aveva diritto ad una razione di riso. Allora l’oriente era rosso come un brano, composto negli anni quaranta, sulla melodia di un vecchio canto popolare, che durante la rivoluzione culturale divenne l’inno nazionale della Repubblica Popolare cinese (“L’Oriente è Rosso” “东方红” Dōngfāng hóng), oltre che la colonna sonora di un musical propagandistico. Sono passati pochi lustri, ma sembrano anni luce e dai padiglioni cinesi viene ora veicolata l’immagine di una nuova Cina, molto benestante, non più attratta dal celebre libretto rosso di un oriente rosso, ma al massimo dal rosso della fortuna…costituita, tra le tante, dalla possibilità per molti di acquistare il vino rosso italiano, di cui la Cina è importatrice, sostituendosi ai ridotti consumi interni di un’Europa che arranca.

PROGRESSO E PROBLEMI- D’altra parte il repentino passaggio da un’economia di Stato ad una di mercato, anche se socialista, sviluppatasi in modo esponenziale, ha prodotto un’enorme ricchezza ma ha determinato anche costi altissimi a livello sociale ed ambientale. E se l’arricchimento concesso, anzi auspicato, da Deng Xiaoping negli anni ’80, ha determinato un travolgente sviluppo economico, questo progresso ha comportato implicazioni molto gravi, per ora contenute grazie al netto miglioramento delle condizioni di vita medie, la cui soluzione non può essere ulteriormente procrastinata. Il degrado dell’ambiente, sottoposto quasi ovunque ad una dissennato utilizzo, ha causato erosione del territorio e desertificazione di intere zone, adibite a coltivazione, il tutto  aggravato dalla scarsità d’acqua sia per uso agricolo che civile.  La deforestazione ha prodotto, inoltre, non solo la perdita di legname ma anche temibili inondazioni. La produzione agricola, che permette in Cina di sfamare un miliardo e trecento milioni di persone, ora necessariamente deve essere rivista e corretta in quanto, pur non avendo un peso rilevante a livello aggregato, coinvolge una porzione di popolazione molto significativa.

RICONVERSIONI E INVESTIMENTI – Il boom economico ha creato ricchezza ed ha apportato novità, tra l’altro modificando le abitudini alimentari: è infatti molto recente un picco nel consumo di carne e latte, in passato riservato alle minoranze originarie delle steppe. L’industrializzazione impetuosa ha poi determinato consumi elevatissimi di energia,  soddisfatti attraverso l’uso, spesso scriteriato, delle grandi riserve di carbon fossile di cui la Cina è ricca, producendo un livello di inquinamento pericoloso delle falde acquifere, dei fiumi, dei laghi, del mare e dell’aria, in molti luoghi contaminata oltre che irrespirabile, con gravi implicazioni per la salute. La ricerca di soluzioni alternative non solo è legata all’ambiente ma anche al commercio internazionale, che impone dazi, almeno nei paesi progrediti, sull’acquisto di prodotti ad alto utilizzo di energie non pulite. A fronte di tutto ciò l’attuale governo ha previsto molteplici obiettivi di sostenibilità nell’ambito della pianificazione, prevedendo sussidi e sgravi fiscali per la riconversione delle aziende e procedendo con investimenti pubblici notevoli in energie alternative e per la sicurezza dei prodotti, in particolare dei cibi.

L’ARMONIA IN CINA– Tutto ciò postula per il governo cinese la necessità impellente, da una parte, di internazionalizzare le proprie imprese per stabilizzare lo sviluppo ma, dall’altra, di porre un freno al boom economico stabilendo un target più misurato. Questa frenata, definita come la nuova normalità, deve permettere all’establishment di risolvere tutta una serie di problemi strutturali non solo reindirizzando lo sviluppo economico verso modalità sostenibili ma soprattutto rielaborandone l’ideologia di riferimento, nell’ambito del pacchetto di riforme in discussione, onde definire l’identità del socialismo di mercato. A questo scopo è stato istituito un organismo politico incaricato di progettare, coordinare, promuovere e supervisionare le riforme in campo economico, politico, culturale e sociale, per implementare la civiltà ecologica e la costruzione del sistema. La popolazione dello Stato di mezzo, ammaliata dal vino e attirata dal caffè (come non sottolinearlo proprio noi del Caffè Geopolitico!?),  è infatti  molto attenta alle implicazioni sociali dello sviluppo in quanto la legittimità stessa del governo è legata al mantenimento dell’armonia di tutto ciò che è “sotto il cielo”, come da millenaria tradizione. 

L’EXPO E IL MONDO –  La globalizzazione, che ha imposto una sorta di occidentalizzazione del mondo, trova uno scoglio non di poco conto nell’enorme potere economico in mano alla Cina, i cui abitanti da un lato sono sottoposti ad un’attrazione quasi magnetica per il nostro modus vivendi, proteso ad una affannosa ricerca di un sempre più raffinato benessere, dall’altro sono riluttanti di fronte agli squilibri sociali e ai disastri ambientali importati da questi modelli o correlati alla rapidità dello sviluppo. L’universo Cina, custode  di valori profondi di una millenaria civiltà, molto diversa dalla nostra, si sta oggi  interfacciando con il resto del mondo, per la prima volta nella storia, proprio all’Expo. Questa appare pertanto un’occasione da non perdere perché i popoli si possano conoscere, con i loro usi ed i loro costumi, perché lo scontro, evocato da Huntington, tra le più grandi civiltà si trasformi in incontro, in ricerca di equilibri non solo tra uomini ma anche tra uomo e ambiente, perché l’oriente sia ancora rosso, come il vino e come la sera, con le sue speranze.

Note

“Il Gruppo direttivo per il completo approfondimento delle riforme”, (The Central Leading Group for Comprehensively Deepening Reforms” 中央全面深化改革领导小组  Zhōngyāng Quánmiàn Shēnhuà Gǎigé Lǐngdǎo Xiǎozǔ), è un nuovo organismo politico, creato alla fine del 2013 e  presieduto da Xi Jinping, con l’intento di accentuare, in questa fase di rallentamento, l’“aggiustamento macro-economico e il controllo” dell’economia arginando in qualche modo la  “Likonomia”  cioè la teoria più propensa a lasciar fare al libero mercato (“We will let the market play a decisive role in resource allocation to foster a new engine of growth” in https://agenda.weforum.org/2015/01/chinese-premier-li-keqiangs-speech-at-davos-2015/).

Scritto da Elisabetta Esposito Martino e pubblicato il 26 giugno 2015 sul Caffé Geopolitico:

http://www.ilcaffegeopolitico.org/30328/loriente-rosso-anche-allexpo

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