Belt and Road Forum: la globalizzazione secondo i cinesi

Si è concluso il primo forum dedicato al progetto “One Belt, One Road”, forse il più ambizioso di questo inizio ventunesimo secolo, presentato dal Presidente cinese Xi Jinping tra molte speranze, qualche dubbio e diverse inquietudini.

1.IL SUMMIT DI PECHINO – Il 14 e 15 maggio 2017 a Pechino si sono riuniti 29 capi di Governo, organizzazioni internazionali e un consistente stuolo di imprenditori e studiosi per discutere di OBOR, l’acronimo di “One Belt, One Road” (una cintura, una via”), il progetto che intende rilanciare le antiche Vie della Seta attraverso sei linee, sia terrestri che marittime, unite da un vasto network di trasporti e comunicazioni fatto di strade e binari, tunnel sotterranei e ponti, porti ed aeroporti, fibre ottiche e linee elettriche. Questa idea intreccia iniziative commerciali e di sviluppo che dovrebbero collegare l’Asia al Medio Oriente e all’Africa, per giungere fino al cuore dell’Europa, insieme a una linea ferroviaria transcontinentale, per la quale è in avanzato stato di progettazione l’adeguamento dello scartamento (attualmente i  binari che attraversano il territorio russo misurano 1520 mm invece di 1435). La sfida, sulle rotte della cintura economica delle Vie della Seta, è quella di creare impianti e servizi moderni per attrarre investimenti scambi, nell’ambito di un’interconnettività che porterà mutui benefici, ma che certamente amplificherà il prestigio e l’influenza internazionali del Dragone. Dietro questi input, si colloca l’Asian Infrastructure Investment Bank, la banca multilaterale che unisce 100 Stati, tra i quali l’Italia, con l’intenzione, nemmeno troppo celata, di spingere verso livelli più alti di progresso le regioni occidentali della Cina, tradizionalmente più depresse e arretrate, da coinvolgere nella corsa verso le risorse energetiche, di cui è indiscussa la necessità.

2.LE VIE DELLA SETA – L’OBOR costituisce una grandiosa iniziativa, nata nel 2013 quando Xi Jinping, durante una visita in Kazakistan, espose l’idea di sviluppare una nuova politica, considerata strategica per la RPC, alla quale è stato dedicato un intero capitolo dell’attuale piano quinquennale. Come da costante tradizione, anche in questo caso, si riutilizza il passato in funzione del presente, ripescando l’epopea di Zhang Qian, inviato, duemila anni fa, in avanscoperta nei territori occidentali,  dall’Imperatore Celeste, nella veste di pioniere dell’apertura della Cina verso il mondo degli scambi, oltre che della conquista cinese dei territori che ora corrispondono allo Xinjiang. L’eroe consentì ai cinesi di venire a contatto con gli avamposti orientali della cultura ellenistica, prodromo dell’avvio del commercio della seta, molto ricercata nell’antica Roma ed in tutto l’Occidente, che portò un sempre più proficuo scambio di materie prime, tecniche e informazioni, accompagnato da incontri tra uomini e idee, attraverso diversi canali di comunicazione e interconnessione tra terre e mari lontani. Questa variegata rete di percorsi assunse solo nel 1877 il nome di Seidenstraße, Via della Seta, come coniato dal barone Ferdinand von Richthofen, rappresentando una rete di connessione tra passato e futuro, per una nuova visione dei processi di globalizzazione.

Il progetto, di cui sono stati fatti ampi e approfonditi resoconti durante il summit, ambisce a strutturare una rete di infrastrutture di trasporto, comunicazione e scambi commerciali, migliorando la connettività di diverse regioni in Asia centrale e occidentale.  L’iniziativa coinvolge 64 Paesi, in cui vive il 60 per cento della popolazione globale, il cui prodotto interno lordo (PIL) ammonta a 21 trilioni di dollari, pari al 29% del PIL mondiale, connessi attraverso una originale geopolitica economica, non sempre condivisa, come ha lamentato l’India, irritata per il corridoio pachistano che transita per il Kashmir conteso.

3.SFIDE E ASPETTATIVE – Il nuovo millennio, caratterizzato da uno sviluppo economico globale pesantemente sbilanciato e dalla crisi degli ideali che avevano supportato l’espansione della democrazia occidentale dopo la fine della guerra fredda, necessita di nuovi input. D’altro canto, l’evoluzione degli Stati che si stanno gradualmente riscattando dal sottosviluppo è incerta e contraddittoria, tra problemi finanziari e geopolitici che si intrecciano e si affastellano tra loro. La globalizzazione, guidata sino ad ora dalle ricche economie occidentali e oggetto di ampie discussioni, viene rivisitata dalla RPC, il cui hard landing pare scongiurato dagli ultimi valori del PIL rilevati in aprile.

Lo scopo che lo Stato del Centro si prefigge è quello di prendere il timone della “globalizzazione incompiuta” per indirizzarla verso nuove mete, che consentano approdi di reciprocità, fondati più sulla collaborazione che sulla concorrenza, in un networked people che abbraccia non solo i Paesi ma anche i popoli, per la costruzione di un’economia aperta, fatta di commercio libero e inclusivo contro qualsiasi protezionismo. Le domande e i dubbi rimbalzati dal summit sono molti: gli accordi economici e politici raggiunti non sembrano facilmente implementabili, mentre la Cina non dispone di risorse finanziarie sufficienti per sostenere quell’ampia circolazione di uomini e materiali richiesta dal progetto. Inoltre la debolezza interna di molti Stati coinvolti nell’iniziativa potrebbe rappresentare un serio ostacolo alla sua realizzazione. E’ quindi inevitabile chiedersi, al termine del vertice, mentre la Corea del Nord continua a lanciare missili (e sempre più lontano), se il più ambizioso progetto del secolo attuale possa davvero realizzarsi entro il 2049 e, soprattutto, se la Cina sia in grado di occupare il posto lasciato temporaneamente vuoto dagli Stati Uniti, con un poliedrico progetto di globalizzazione nel quale sembra veramente difficile riuscire a prosperare insieme senza aggiungere qualcosa in più oltre a grandiose infrastrutture e finanziamenti faraonici.

Un chicco in più

Paolo Gentiloni, unico leader del G7 presente al Forum di Pechino, ha sostenuto con forza i sistemi portuali di Genova-Savona (primo porto d’Italia, sbocco dell’area più industrializzata d’Europa) e Trieste, porto della Mitteleuropa, che collega il corridoio Reno-Alpi e Baltico-Adriatico, come strumenti strategici di alimentazione  dei traffici provenienti dalla Cina che, accanto a Venezia, possono costituire lo  snodo dei corridoi logistici della Via della Seta del 21esimo secolo. Gentiloni ha anche sollecitato una più vasta collaborazione cinese nei collegamenti aerei e nel settore infrastrutturale e auspicato un’importante ricaduta positiva dell’OBOR per l’economia italiana. Ma se ne riparlerà con calma nel prossimo futuro.

Scritto da

Elisabetta Esposito Martino

Articolo  pubblicato il 5/6/2017 sul Caffè Geopolitico

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