碎 Frammenti di Cina/(Майдан) Maidan, Primavera nelle piazze e ombre cinesi (皮影戏)

碎 Frammenti di Cina(Майдан) Maidan, Primavera nelle piazze e ombre cinesi (皮影戏)

Tags: Maidan, rivoluzioni di primavera, rivoluzione arancione, ombre cinesi, stati cuscinetto, geopolitica

“Maidan” [1] (Майдан) vuol dire piazza[2] e vuol dire piazza in ucraino, in arabo e in persiano.

“Maidan attharir” è per gli egiziani piazza Tahrir, luogo della rivoluzione del 2011 in Egitto.

Maidan ha Nezalejnas è per gli ucraini piazza dell’Indipendenza. Maidan ha Niezalezna.

Piazza Maidan, rumore di spari, le barricate, prove di coraggio e richieste di libertà, per approdare in Europa, nell’Unione Europea, un popolo che ha vinto la sua battaglia, spargendo il proprio sangue per scacciare il presidente Viktor Ianukovich, ma che forse non vincerà la guerra. Lo scacchiere internazionale è molto fluido e non sarà facile né agevole comporre i rapporti con la Crimea, l’Ucraina, la Russia e l’Unione Europea. E la Cina.

Piazza Maidan e i venti di guerra.

Piazza Maidan, 2004. Vince le elezioni il filorusso Victor Janukovič, mentre Victor Juščenko, sostenuto dall’occidente, denuncia brogli ed irregolarità. Gli Ucraini scendono in piazza ed è la rivoluzione arancione, dai vestiti e dalle bandiere che colorano questa “primavera”. Le elezioni vengono ripetute e la coalizione arancione conquista la vittoria che non riesce a gestire: la scelta tra l’Europa della libertà accompagnata da pochi soldi e molto rigore e quella di molto denaro offerto dal Cremlino, insieme a petrolio e gas super scontati, divide i governi e le piazze. La crisi finanziaria è devastante, nonostante l’intervento del Fondo monetario internazionale. La Russia guarda al suo popolo, sparso ormai fuori dai suoi confini: l’Unione Sovietica era un’immensa patria e con l’immigrazione interna molti stati erano stati “russificati”.

Ma la piazza voleva sognare un futuro migliore nell’Unione Europea e lo ottiene questo futuro, se lo guadagna. Yanukovich è esiliato. Polizia ed esercito sono tutt’uno col popolo. Yulia Timoshenko arringa la folla su una sedia a rotella: “Ucraina libera!”

Mentre la piazza festeggia, il parlamento regionale della Crimea vota una mozione per l’annessione alla Russia, un plebiscito, mentre la NATO si esercita nel mar Nero, godendo, rispetto alla guerra fredda, dell’appoggio di ex satelliti sovietici, ora nell’Unione Europea: la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Romania.

La Russia, invadendo la Crimea, cerca di proteggere i suoi interessi nella regione, che gli occidentali non tengono in gran conto, oppure si delinea un disegno per un ampio spazio politico ed economico che ricomponga strategicamente l’ex Unione Sovietica? L’Unione Europea ha risucchiato molti stati orientali che, con la forza o con fittizi referendum, l’URSS, tra i vincitori delle II guerra mondiale, aveva allora inglobato o direttamente nei propri confini o come stati satellite, perché erano storicamente sotto la sfera di influenza russa.

Per la pace dicevano.

Piazza Maidan ed i venti della Siberia.

Su Piazza Maidan liberata, la storia ha rullato, sono arrivate le reazioni, con il vento forte della Siberia, che entra nelle ossa perché ricorda altri venti di guerra, mentre la curva spazio tempo  si piega fino agli zar, che dominavano dal Baltico alla Crimea fino all’Oceano Pacifico, deportando popoli interi, come quelli baltici, che potevano salvarsi la vita solo se avevano un buon corredo il corredo della Siberia[3]:, che  non erano tovaglie di lino di fiandra, ricamate a mano,  ma i calzettoni, le maglie e tutta la biancheria di lana pesante, unica protezione per i deportati ai lavori forzati, che dormivano a 40° sotto zero in baracche decadenti. Questo destino è toccato ai poveri ed ai ricchi, persino al duca di Curlandia, che volle far costruire il Rundale Pils[4], un mastodontico Palazzo che pare apparire dal nulla, dietro le poche siepi di una vasta pianura, a poca distanza da Bauska, in Lettonia, in un punto nodale di comunicazione verso il mar Baltico, approdo occidentale per la flotta degli zar e poi per l’Unione Sovietica, che ne aveva fatto una perla di comunicazioni interne, marittime e ferroviarie, ormai finite con la fine dell’Urss.

Accadeva sulle rive del Baltico ma accadeva anche su quelle del Mar Nero. La Siberia era lo spettro di tutti i popoli e con essa un po’ tutti dovevano fare i conti: al termine delle Seconda Guerra Mondiale, i gulag di Stalin contenevano 5.5 milioni di prigionieri, il 23% Ucraini ed il 6% Baltici. 7 milioni di ucraini furono trucidati, 2 milioni rinchiusi nei campi di concentramento. Ma non sono dati ufficiali e molti storici non concordano.

Piazza Maidan e i venti della Storia.

Con la Rivoluzione d’Ottobre l’entità statuale più grande del mondo, su cui passano ben nove meridiani, diventa il primo Paese in cui si realizza il socialismo, nonostante la  struttura economica arretrata, l’industria capitalistica molto limitata ed il proletariato operaio che costituiva una  minoranza esigua rispetto alla grande massa dei contadini. Uno stato arretrato e povero che viene a grandi passi collettivizzato, con provvedimenti rigorosissimi, che spazzano via tutti i capitalisti, i piccoli imprenditori ed i contadini agiati, i kulaki [5] dell’Ucraina, che rifiutano di consegnare le proprie terre alle cooperative agricole comuniste, i Kolchozy, o di trasformarle in Aziende Agricole di Stato, i Sovchozy. La loro resistenza viene stroncata con violente misure repressive e di terrore. Per gli Ucraini è l’«Holodomor»[6]: la Grande Fame che accompagnò la forzata collettivizzazione contenuta nel  primo piano quinquennale, voluto da Stalin per trasformare il Paese in una grande potenza industriale. Molti storici pensano che Stalin fu il regista di un vero genocidio, altri ritengono che si trattò di un tragico errore di stima. Sta di fatto che morirono milioni di ucraini, in onore dei quali, nel 2008, a Kiev, è stato eretto un Monumento alla Memoria per ricordare l’Holodomor.[7]

Piazza Maidan ed il profumo di Primavera

E la storia è ritornata ad un’altra primavera, raffreddata dal vento di guerra dei carri armati sovietici che il 21 agosto invadono Praga, nel 1968[8].

E da quella primavera altre primavere  stanno dando una diversa forma e un nuovo significato ai vari focolai di ribellione che comunque si sono avvicendati nell’est europeo ed in alcuni paesi islamici negli anni ‘70, in Cina nel 1989, veicolando il pacifismo, o le libertà o a volte il fondamentalismo islamico. Assistiamo infatti a proteste che vanno a colpire i più diversi sistemi politici delegittimandoli, ad est come ad ovest, al nord e al sud del mondo, mentre la crisi economica mostra la debolezza di quel progetto di ordine mondiale monopolare che era emerso dopo la caduta dell’Unione Sovietica. E la Russia, erede di quell’impero, vagheggia un’unione euro-asiatica, che non potrebbe esistere senza la Crimea,[9] dove è stanziata la base navale di Sebastopoli, in concessione all’Ucraina con un trattato di scambio, uno sconto del 30% sul prezzo delle forniture di gas, mentre  l’Unione Europea è legata in realtà alle forniture di gas siberiano. Ma l’Ucraina ha lottato per ottenere il rispetto dei principi di democrazia, per un reale Stato di diritto in cui fossero assolutamente rispettati i  diritti umani. Nonostante una repressione brutale, cecchini e stupri. Morti. Tanti caduti per un’altra primavera.

Piazza Maidan e la storia vista con altri occhi

Lo studioso e giornalista  russo Boris Novosel’zev nel suo articolo Krym Russkaja zaščita’i (“Crimea, difesa della Russia”)[10], racconta i fatti visti da un’altra angolazione, quella russa che difende i russi che popolano in maggioranza la Crimea. Una Russia che ha rispettato le scelte di Kiev ma che, in prossimità dei suoi confini, vede aumentare la pressione dell’Occidente. Tutto è focalizzato come un tentativo di destabilizzare l’intero spazio post-sovietico, in cui l’Ucraina è una componente fondamentale per la sua industria e la produzione di alta tecnologia, in un intercambio efficace con il complesso militare-industriale russo. E il timore sono i missili della NATO in Ucraina, arginato con l’intervento militare in Crimea, un referendum e l’annessione alla Russia. Ma l’Ucraina aveva assicurato la sua neautralità. E deve rimanere “finlandizzata”.

Potrà la Russia stare a guardare mentre la NATO si espande intorno ai suoi confini, in cui vivono milioni di russi? E da un altro punto di vista è l’Occidente che sta toccando quella linea rossa sotto la quale è sotteso tutto l’equilibrio euroasiatico, quella linea che era stata promessa a Gorbaciov, dalla ex Jugoslavia fino all’Ucraina, passando per tutto l’est europeo e tutti gli stati dell’Asia. Ma in questo scacchiere, per essere credibili, bisogna fare i conti col Paese che dirige ormai l’economia del mondo e che, con la sua strategia del filo di perle, controlla gli oceani.[11]

 

Maidan e le ombre cinesi[12]

In  Crimea  si immaginarono le sfere di influenza e il mondo venne diviso in blocchi. Era l’«ordine di Yalta», correva l’anno 1945.

In Crimea oggi si immaginano nuovi scenari e nuove strategie.

Allora l’URSS e la Cina si affrontarono sulle rive dell’Ussuri, un piccolo affluente dell’Amur, e le strade del comunismo condussero al socialismo in un solo paese, fino alla primavera del 1989, un’altra primavera dopo quella di Praga e prima di quella araba, per ribadire i diritti dell’uomo, le libertà e la democrazia. Libertà schiacciata nel sangue sparso sotto i carri armati che sfilavano davanti alla porta della pace celeste, [13] la mattina del 4 Giugno.

Nel 1989 finisce la guerra fredda, cade il Muro di Berlino, finiscono i regimi dell’Est europeo.

E Piazza Maidan appare una Tienanmen europea, con le sue immagini di violenza e sangue, e centinaia di morti, sulla quale ombre si allungano per coprire i nuovi scenari geopolitici, uguali e diversi, ombre che fanno rotta verso occidente, ombre dei poteri economici, di stretti rapporti bilaterali tra Cina e Russia e con il vecchio granaio, l’Ucraina, e gli accordi energetici, importanti e redditizi. Trama e ordito di un unico filo rosso che passa su Euro Maidan.


[1]. “the word maidan exists in Ukrainian but not in Russian, but even people speaking Russian use it because of its special implications. In origin it is just the Arabic word for “square,” a public place. But a maidan now means in Ukrainian what the Greek word agora means in English: not just a marketplace where people happen to meet, but a place where they deliberately meet, precisely in order to deliberate, to speak, and to create a political society. During the protests the word maidan has come to mean the act of public politics itself, so that for example people who use their cars to organize public actions and protect other protestors are called the automaidan.” Da New York Review of Books: http://www.nybooks.com/articles/archives/2014/mar/20/fascism-russia-and-ukraine/?pagination=false

[2] Tahrir Square is, of course, Midan al-Tahrir (ميدان التحرير‎). […]. And Kiev’s Independence Square is Maidan Maidan Nezalezhnosti (Майдан Незалежності), populaly called just “the Maidan.”

Maydan is a word found from North Africa to India and on up into Central Asia. The origin, I think, is Persian, though some think it has an Arabic root, myd; at least it entered Arabic early and also Ottoman Turkis;’ the Ottomans spread it into the later Russian Empire and the Iranians into India and Central Asia.

Michael Collins Dunn – A Language Note: From the Midan to the Maidan – Friday, February 21, 2014

http://mideasti.blogspot.it/2014/02/a-language-note-fro-midan-to-maidan.html

[3] Museo dell’Occupazione della Lettoni 1940-1991  http://okupacijasmuzejs.lv/en

[4]  Un Palazzo del 700, meraviglioso quanto grandioso, in stile barocco, progettato da Bartolomeo Rastrelli, geniale architetto italiano,  autore del più famoso Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, che ora ospita il Museo Statale dell’Hermitage. Fu costruito su richiesta del  duca di Curlandia Ernst Johann von Biron , il quale, dopo alterne vicende, fu deportato nel 1740 in Siberia. Tornò dopo più di vent’anni, in tempo per finire i lavori del Palazzo.

[5] Rosario Villari, Storia contemporanea, Laterza, 1979, pag.440-441.

[6] Il termine indica la grande carestia che nel 1932-33 che affamò in particolare l’ Ucraina sovietica, e altre popolazioni, dal Kazakistan al Caucaso settentrionale, causando milioni di vittime. Numerose testimonianze si possono leggere sull’argomento nell’archivio storico del corriere della sera: http://archiviostorico.corriere.it/

[7] Resolution 1723 (2010)Commemorating the victims of the Great Famine (Holodomor) in the former USSR

http://assembly.coe.int/mainf.asp?link=/documents/adoptedtext/ta10/eres1723.htm

[10] http://m.fondsk.ruLo studioso e giornalista  russo Boris Novosel’zev nel suo articolo Krym Russkaja zaščita’i (“Crimea, difesa della Russia”),

[11] strategia del filo di perle”, che si concretizza in relazioni diplomatiche sempre più strette con i paesi che si affacciano sui mari orientali, dall’Indocina fino al mar Rosso, accompagnate da grandi, e meno grandi ma sempre strategiche, opere infrastrutturali, tante perle quanti sono gli interventi realizzati nella fascia costiera asiatica, unite da un “filo”, concepito consapevolmente da Pechino, a sostegno della propria politica economica e militare e della sicurezza energetica. Su: “碎 FRAMMENTI DI CINA: i cento fiori (百花 băihuà) ieri e oggi” di Elisabetta Esposito Martino https://auroraborealeorientale.wordpress.com/frammenti-di-cina-i-cento-fiori-%E7%99%BE%E8%8A%B1-baihua-ieri-e-oggi/

[12]  pí yǐng xì 皮景戏 sono le ombre cinesi. Letteralmente  significa “rappresentazione teatrale delle ombre di pelle”

[13] 天实门tiān ān mén significa porta della pace celeste.

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