L’oriente è rosso 东方红 Dōngfāng hóng

Il nostro tempo è strano, forse come tutti i periodi della storia e della vita, o forse no…le ore corrono, le cose da fare sono tante ed il tempo vola…più passano gli anni e più ci sembra una centrifuga, un vortice, un buco nero.. Scrivere un blog  è un’occasione per pensare, senza farsi ingoiare dalla fretta di fare, rallentando fino a fermarsi per metter qualche punto, fermo. Non sempre è facile, ma è sempre interessante contemplare le meraviglie che ci circondano, osservare chi ci sta accanto e forse aiutarlo, se ci riusciamo.

E quando i figli crescono il tempo ci guarda diversamente. Prima fa affiorare i ricordi, anni di pappe e biberon, compiti e colori, trenini tutunne come diceva il passerotto mio, cuscino popò come diceva il primogenito mio, accanto alla brum brum del cucciolo mio che ora le brum brum le tiene davvero nel garage, passione radicata, mentre la  più piccola faceva scorrere sulla pianola  un fiume di suoni  che sgorgavano dalle sue dita e sfociavano nella nostra vita, immersa in calme armonie. Anzi in un baccano tremendo. E quando la sera crollavo, sfinita, sul letto finalmente avvolta dal silenzio, alzavo lo sguardo, tutti i giorni per tanti anni, e guardavo, relegato sull’armadio, il mio paccotto di costituzioni, insieme a mazzi di fotocopie del tempo del dottorato e testi vari… il libretto rosso di Mao, in italiano, una rarità, e un altro libretto che altro non era che la storia a fumetti dell'”Oriente è rosso[1]“,  che per un po’ di anni è diventato l’inno nazionale della Repubblica Popolare Cinese.

Poi il tempo fa affiorare le nostalgie: della gioventù, dei corsi nelle università cinesi e di quelli dell’Ismeo, l’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente, mescolato tra le stanze del Museo Archeologico di Palazzo Brancaccio, che affacciava su un parco lussureggiante, macchia di un verde intenso tra antichi ruderi romani, riparati da piante secolari e riflessi nelle fontane. Ancora sento il profumo di quelle stanze, intrise di incenso e legni pregiati, resine, oli essenziali, vibrazioni di religioni e di filosofie, emerse insieme a scavi, spedizioni archeologiche, ricerche storiche, filologiche, epigrafiche …un Istituto che nel terzo millennio poteva diventare il luogo privilegiato per  studi antichi e nuovi, approfonditi e, soprattutto, non economicamente orientati, sulla Cina, sulle steppe o su quel che ne resta, sull’Oriente. Avrebbe potuto, ma è stato chiuso, come tutto quello che fa dell’Italia una grande nazione, a parte i governanti…..

Il tempo poi porta la tecnologia, un Ipad su cui è facile scrivere in cinese come su un foglio, ricompattando conoscenze ed esperienze. La storia la sapete, è scritta nei primi posts, ed ecco rifiorire la lingua cinese, così a lungo studiata e pure un po’ utilizzata nel lavoro, la storia, la filosofia e persino la geopolitica che fa tanto trend e spiega tanti misteri.. ma non spiega il perché sia stata trasformata in geostoria, come in America, ma gli americani non calpestano la via sacra, e non hanno inventato il fast food, lo hanno copiato dai thermopolium dell’antica Roma,  patria del diritto, esportato in tutto il mondo e incardinato come civiltà, ma non in Cina, perché questo popolo magnifico, civile da cinquemila anni è l’unico popolo al mondo senza Dio e senza Legge,无法无天  wú fǎ wú tiān. E vorrei capirla questa gente, la sua costituzione, il suo diritto,  come si regola,  quello in cui crede e quello in cui non crede, ammirando quei segni che sono già una poesia di significato, come la parola amore che nel cinese classico voleva dire vengo da te amico con il mio cuore in mano, in un solo carattere. Così mi aveva insegnato Padre Deng, un vecchissimo prete che per il Vangelo aveva sopportato prigione, stenti ed ogni sorta di tribolazione,  ma che amava tanto la sua Cina, tanto da raccontarci la meraviglia racchiusa in ogni ideogramma, la poesia Tang, la filosofia di Confucio e quella di Mencio….sappiatelo, ve lo dico, molto di quello che scrivo me lo ha insegnato lui, perché ammirava tanto il nostro popolo di eroi, poeti, navigatori e santi, che hanno portato per il mondo il Vangelo del Signore….e ci raccontava tutto quello che sapeva di noi, di Marco Polo, Matteo Ricci e di tutti i gesuiti….che avevano capito che i riti non erano un’altra religione, che erano etica civile, e che non occorreva scomunicare un popolo che dal segno scritto ha creato una armoniosa civiltà, e che oggi  (forse?!?) non anela all’occidente dei consumi, delle banche e dello spread, importando in realtà squilibri sociali e disastri ambientali. E forse questa gente, a sua volta, potrebbe essere curiosa di capire questi afflati intimi di una diversa civiltà, nata dal monoteismo del popolo ebraico e sviluppatasi su intrecci inestricabili tra spirito e corpo e anima, cercando  la Voce di Colui che non fa distinzione di persone per suggellare nei cuori un po’ dello Spirito del Signore Celeste, 天主 Tiānzhǔ…. dicono i cinesi….anzi i cinesi non dicevano nulla, fu Matteo Ricci che scrisse, nel suo elegante cinese, un catechismo, rielaborando i concetti per veicolarli nell’Impero di Mezzo, per un’evangelizzazione troppo presto finita. Dio però è fedele e forse pensa a tutti quei cinesi che non lo conoscono… chissà che pensa Dio…e chissà se in qualche modo glielo possiamo far conoscere ai cinesi questo Dio…invece dei consumi, delle banche e dello spread…perché l’oriente è rosso, come il rosso di sera, con le sue speranze.

[1] “东方红,太阳升,…..哪里人民得解放  Dōngfāng hóng, tàiyáng shēng,…….nǎlǐ rénmín dé jiěfàng! l’oriente e’ rosso, il sole sorge…..ivi (nell’oriente rosso, col partito comunista) il popolo ottiene la liberazione!”  E’ una canzona composta negli anni quaranta da Li Youyuan, sulla melodia di un vecchio canto popolare, che durante la rivoluzione culturale diventa l’inno nazionale della Repubblica Popolare cinese. Cf: http://italian.cri.cn/1/2005/09/16/1@40866.htm

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I am a Doctor in Political Sciences, I like writing about Chinese history, language, culture, state theory, Legal chinese system, geopolitics and so on .... I love also writing about Life and dreams
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