Natale 2013 圣 诞 节

Siamo a Dicembre. La prima domenica di Avvento. Fa freddo, ma nemmeno troppo. Come ogni anno, e sempre con maggiore anticipo, il profumo del Natale si diffonde nelle strade, addobbate per una festa di luci e di colori.

Cambia l’aria, che diventa frizzante, con un retrogusto di buccia di mandarino, che solo il ceppo in un camino sa evocare.

Cambiano i tramonti, che diventano ancora più rossi e brillanti, perchè si confondono con i mille riflessi intermittenti dei fili illuminati, che spruzzano di luce colorata le case e i palazzi, le vie e le piazze, e non sai più se il semaforo è rosso o verde, oppure è una stella che indica un negozio lontano, oppure è proprio una stella del firmamento.. forse è la stella polare che ci dà la direzione, anche se solo per (ancora) poche migliaia di anni, e poi avremo Alrai o Errai e poi chissà…

Cambiano le forme delle fontane e quelle dei monumenti, arrotondate da fiocchi e nastri traforati, da ghirlande d’argento con morbidi fiori, i cui petali si aprono in un panneggio dorato.

Cambia la luce, che irrompe nel buio delle notti più lunghe dell’anno con giochi di magia, sipari LED, scenografie luminose, che sembrano disegnare, tra i palazzi, una slitta trainata da renne spolverate di neve, oppure sembrano proiettare palline di blu cobalto o rosso cardinale che volteggiano ora sugli stivali rossi, forse di Babbo Natale, da cui debordano cioccolate e caramelle, noci e datteri, ora sui sacchi di iuta pesante e grezza oppure di lana colorata, forse posati sulle spalle della Befana.

Cambiano gli alberi, ammantati di colori, un po’ abeti e un po’ no, aggiunti qua e là, dal Colosseo a piazza Venezia fino al centro di piazza San Pietro, mentre gabbiani sconvolti volteggiano sul Tevere incrociando gli uccelli neri di Roma, stormi di storni, che volano leggeri, come i nostri pensieri, intercettando in volo i pappagalli (lo sapete che Roma è semi invasa dai piccoli e verdi “parrocchetti monaci”), che, con i loro versi, non riescono a coprire il rumore del traffico e dei clacson?

Cambia la pioggia, che diventa guizzi di luci e si confonde con gli scrosci di acqua, quella vera, che un po’ affoga la città e un po’ si fa desiderare…mentre le targhe alterne alterano il normale, ritmico scorrere delle abitudini quotidiane, e non sapendo mai bene se puoi circolare, e a che ora, ti compri il biglietto e prendi la metro, un po’ per disperazione, un po’ per sentirti ecologico, che non guasta mai.

Cambia la cognizione del tempo, perché di anno in anno gli addobbi compaiono con sempre maggiore anticipo: in passato la data canonica, fatidica, era l’8 dicembre e mentre  il Papa andava a rendere omaggio all’Immacolata, a Piazza di Spagna, tutti preparavano, quasi all’unisono, i loro alberi e presepi. Oggi, non più: ogni anno queste insegne e queste luci si vedono un po’ prima, sempre più in anticipo, forse un desiderio di amore e di pace, stratificato nel profondo di ogni anima …

Ed anche io partecipo a questa gara tra coloro che già a novembre hanno addobbato tutto, ed ora vi racconto il perché.

Allora, era il 1992, prima che “finisse il tempo”, mi affrettai a preparare albero e presepe per non rischiare di correre all’ospedale e poi tornare a casa col mio terzo bambino, senza nessun segno di quel Natale di cui quel fagottino era il regalo più bello. E da quest’anticipo, da allora, appena vedo il più timido segno del Natale, senza capire neanche bene perché, mi affretto a salire in soffitta ed a preparare albero e presepe perché non sia mai che il compleanno dicembrino sia festeggiato senza la presenza  dei segni del Natale!

E poi attacco a suonare. Tutte le melodie di Natale, suoni di zampogne, canti sacri e festose canzoni, come affastellate dentro la mia memoria, e poi attacco a sentirle queste melodie, scaricate in un dvd per il mio vecchio stereo.  Me lo sono aggiustata da sola questo stereo, ho preso le casse, le più grandi che avevo, di un suono cupo, profondo,  ho preso un filo elettrico, lungo 20 metri e l’ho fatto io quel benedetto collegamento che nessuno mi voleva fare, mi dicevano non si può fare, è rotto, è vecchio, o non so che altra baggianata. Ho preso un vecchio coltello, ho grattato le estremità del filo che pazientemente ho arrotolato unendo i fili dalle casse allo stereo. (A voi sembra facile, forse pure scontato, ma io la considero una delle più grandi imprese della mia vita, la mia scoperta dell’America personale e, come Colombo, ho gridato, ma non “terra” ho gridato “suona”, mentre Jing Bells partiva a tutto volume e tutti i miei figli scappavano a precipizio per le scale, per quelle scale da cui li avrei precipitati a breve, se fossero rimasti!)

E quelle melodie, come una macchina del tempo, mi fanno tornare indietro ai vecchi di tempi…

Tanto freddo quel Natale, fuori.

Tanto caldo quel Natale, dentro la nostra casa, con un cesto di vimini accanto al mio letto, il frugoletto che sorrideva alle apette che volteggiavano su di lui, con i fratellini incuriositi non si capiva se dal mostricciattolo, che aveva preso in ostaggio la loro mamma e si azzittiva solo col cuccio pieno di miele (e quanti apparecchi e dentiere varie è costato questo miele!), oppure dal presepe, in cui sembrava quasi volessero entrare per giocare con le pecorelle, e correre dietro al cane  svegliando pure Ben, Beniamino, il dormiglione.

Intanto il nuovo nato, dolce e tenero, rimaneva incantato a guardare le luci di un albero troppo grande, che col pancione mi ero caricata con l’aiuto, validissimo, degli altri piccolini, mentre già gli aghi, inesorabilmente, cadevano fino a diventare tappeto e poi quasi ci dispiaceva spazzarli via perché  ci ricordavano che il tempo tutto spazza via…anche il Natale…che, grazie a Dio, ogni anno ritorna.

Ed anche quest’anno il quarto cero della quarta domenica di Avvento è stato acceso. E forse questa strana povertà, questa sensazione di precarietà, meno lussi per pochi e troppa mancanza di tutto per troppi, questa che chiamiamo crisi, che passerà, sicuro passerà, ci servirà a ripensare a noi stessi, a quello che veramente vogliamo, a quello che veramente è una vita, la vita, quella nostra, che non è stordirsi in una discoteca, o dentro un internet point (o con la testa dentro ad un IPad sul divano di casa), o in un centro commerciale oppure in un altro centro, quello di noi stessi, intenti solo a contemplarci…

E questo nostro Dio anche quest’anno nascerà, nascerà come duemila anni fa, tra i poveri, i pastori, per quelli che ancora si chiedono qualcosa e provano a rimettersi in gioco, confidando in Lui o disperando di Lui…per tutti quelli che ancora sanno vedere, nonostante tutto, quanto è bella la vita, e che bello è il mondo e come sono belle pure le nostre caotiche città quando arriva Natale.

Buon Natale a tutti!

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I am a Doctor in Political Sciences, I like writing about Chinese history, language, culture, state theory, Legal chinese system, geopolitics and so on .... I love also writing about Life and dreams
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