FRAMMENTI DI CINA: il movimento dei Cento Fiori 百花齐放百家争鸣

Questa è una mia riflessione, come promesso nel penultimo post, (I 100 fiori di Berlusconi – Una sentenza per un’Italia nuova) nella convinzione che la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità ‘ e, se la storia dell’Oriente, in generale, e della Cina, in particolare, è poco conosciuta, è ancora più importante, in questo tempo, per comprendere le dinamiche e i risvolti del mondo.
La Cina nel 1949, appena proclamata la Repubblica Popolare, era uno stato ancora sotto la minaccia delle piu’ svariate ingerenze straniere, seguite a cinquant’anni di guerra civile e a cento di invasioni e vessazioni coloniali, con strutture economiche e sociali che la rivoluzione industriale non aveva nemmeno sfiorato. Mao inizio’ una radicale trasformazione, per fare della sua patria una nazione indipendente e moderna, fondata non sulla classe operaia ma sul potere di un altro proletariato (proletario e’, letteralmente, chiunque non abbia altra ricchezza che la sua prole “proles”) quello formato dai contadini, a differenza di quanto sostenuto dal marxismo leninismo, nella visione dominante. Ma il supporto delle campagne non bastava, occorreva differenziare, e molto, il comunismo cinese da quello sovietico, dogmatico e rigido.
Nel maggio 1956 Mao lancio’ la campagna dei “Cento fiori”, 百花齐放百家争鸣 (băihuà qífàng, băijiā zhēngmíng): “che cento fiori sboccino insieme, che cento scuole contendano”.
Poeti, intellettuali, scrittori, scienziati, artisti e tutta l’intellighenzia era invitata a ripensare la rivoluzione, per contribuire a quello sviluppo creativo che ha caratterizzato la versione maoista del marxismo. Ogni cittadino era sollecitato ad esternare ogni problema, in un clima di collaborazione tra popolo e quadri del PCC, al fine di arrivare ad un profondo cambiamento culturale, artistico, scientifico e politico.
Gli studenti e i docenti dell’università Beida di Pechino (北 大, 北京 大 学 běidà běi jīng dà xué) ne approfittarono per denunciare il monopolio dell’informazione da parte del partito, i giornalisti per protestare contro il frequente uso della censura e gli intellettuali tutti per chiedere a gran voce la libertà di stampa e con essa tutte le libertà democratiche…cento scuole stavano cominciando a contendere, non cento, ma mille idee stavano sbocciando.. ma il timore che troppa liberta’ (ma la liberta’ non puo’ mai essere troppa o poca, puo’ solo esserci o non esserci!!) potesse minare alle fondamenta tutta l’architettura della rivoluzione del 1949, spavento’ Mao che si affretto’ a dichiarare conclusa l’esperienza della Campagna dei Cento Fiori, dando inizio alla repressione.
Tutti coloro che avevano creduto (e sperato!) di poter manifestare liberamente il proprio pensiero vennero arrestati e inviati nei campi di rieducazione.
Fini’ cosi’ un’esperienza unica nel mondo comunista, che aveva portato un forte vento di liberta’.
Tanti altri venti hanno in seguito soffiato sulla grande muraglia: il grande balzo in avanti, la rivoluzione culturale, la banda dei quattro, (quanti altri post vi dovrete sciroppare!), la trasformazione avviata da Deng Xiaoping dal 1976 (alla morte di Mao) al 1994, il boom economico, inaspettato quanto eccezionale, fino al nuovo millennio che vede la Cina non solo nuovamente protagonista sulla scena regionale (il cosiddetto “cortile di casa”) ma anche sulla scena globale come mai accaduto prima, una grande potenza con la quale, volente o nolente, e molto spesso nolente, deve fare i conti il mondo intero.
E questi venti soffiano, soffiano impetuosi o come brezze leggere..
Il vento del mistero esotico che ha sempre circondato lo studio dell’oriente, che ancora e’, almeno in Cina, tenacemente rosso, come il libretto di Mao, con il suo indubbio fascino, frutto di un carisma personale irresistibile, che ha sedotto non solo i cinesi ma anche gli Occidentali, amici e nemici.
Il vento del capitalismo, che affonda le sue radici nelle forme primordiali del cinquecento, poi offuscate dalle successive dinastie imperiali ma riapparse, come in un campo seminato …a secoli, nel “secolo cinese”, il XXI, con la Cina protagonista di una crescita economica veloce, velocissima, dopo trent’anni di modernizzazioni che l’hanno definitivamente affrancata dal sottosviluppo, per la riconquista di quel posto che il Celeste Impero aveva mantenuto per cinquemila anni, grazie ad un sistema politico fondato non tanto sui privilegi di casta ma sul sistema degli esami, che rendevano possibile l’accesso ai vertici del potere anche delle classi meno abbienti.
E il vento di un travolgente “miracolo economico”, che stupisce e spaventa il mondo occidentale, avvitato in una crisi economica molto grave, a fronte dei vertiginosi ritmi di crescita del “Paese di mezzo” che, con le persone che emigrano e con le merci che diffonde, sta colorando di giallo tutti i continenti, diffondendo l’odore e il sapore della millenaria cultura cinese, forse nemmeno troppo rivista e corretta dalla traduzione maoista del comunismo…
Ed in questo boom economico si declina il soft power ” cinese, cioe’ quella generica “capacità” (di uno stato) “di ottenere ciò che vuole tramite la propria attrattiva piuttosto che con la forza”, facendo leva non solo sullo storico retroterra culturale, ma sul fascino e lo stupore che sta risvegliando in tutto il mondo. E questo soft power, che gli Stati Uniti hanno esercitato tramite Hollywood, Mc Donald, la Sylicon Valley …in un’osmosi di informazione che era formazione ed irresistibile attrazione, ora è un vento che soffia sempre meno dal sogno americano ma sempre più da quello cinese, che viene costruito nel Paese di Mezzo (中 国 zhōng guó: Cina. La traduzione letterale è “paese di mezzo”) per essere esportato nel mondo: il cinese e’ la lingua più parlata del globo e la seconda più utilizzata nel web, gli Istituti Confucio, luogo di studio e diffusione della cultura, sono ormai quasi 300 sparsi in tutto il mondo, l’industria cinematografica cinese, legata economicamente agli Studios Hollywoodiani, sta plasmando il pubblico e le sue percezioni. La Cina e’ ormai destinazione di studenti e turisti, businessmen interessati e occidentali disperati…nello sforzo di tradurre questo sviluppo eccezionale in un linguaggio comprensibile al mondo occidentale in declino.
E il vento leggero che fa affiorare la “strategia del filo di perle”, che si concretizza in relazioni diplomatiche sempre più strette con i paesi che si affacciano sui mari orientali, dall’Indocina fino al mar Rosso, accompagnate da grandi, e meno grandi ma sempre strategiche, opere infrastrutturali, tante perle quanti sono gli interventi realizzati nella fascia costiera asiatica, unite da un “filo”, concepito consapevolmente da Pechino, a sostegno della propria politica economica e militare e della sicurezza energetica. Passi ovattati, tracce di un cammino silenzioso che da Oriente sta lasciando profonde orme verso l’occidente, su un tessuto di trame e ordito che, per la prima volta nella storia, sta rendendo la Cina non solo lo stato egemone del sud-est asiatico ma addirittura il fulcro di un sistema mondo sinocentrico.
E, se è vero che: “chiunque comanda il mare comanda il commercio, chi comanda il commercio dispone delle ricchezze del mondo e di conseguenza domina il mondo stesso” ”’ questi venti soffieranno presto e non su ma dall’oriente e cambieranno il mondo!
Ma per realizzare veramente questo cambiamento un altro vento deve soffiare sulla grande muraglia, quello della liberta’, libertà di parola, di pensiero, di opinione per il giornalismo, l’arte, la letteratura, la poesia, la filosofia, per ogni aspetto culturale, per ogni cittadino del Paese di Mezzo, per la redazione del Southern Weekly del Guangdong che ha visto stravolto dalla censura il “Saluto di Capodanno 2013”, riscritto da funzionari locali del partito senza il placet del Direttore.
Voglio riportare poche righe di questo augurio che David Bandurski ha diffuso comunque, in un sito dell’Università di Hong Kong, China Media Project: “Il sogno della Cina, il sogno del costituzionalismo. ….Solo se il costituzionalismo è realizzato e il potere efficacemente controllato i cittadini possono esprimere le loro critiche al potere ad alta voce e con fiducia, e solo allora ogni persona credera’ in cuor proprio di essere libera di vivere la propria vita. Solo allora potremo costruire una nazione veramente libera e forte”.
Ma noi vogliamo credere a quello che il partito ha riscritto, nel tentativo maldestro di censurare, nell’editoriale mandato in stampa: “Ora siamo più che mai vicini al nostro sogno, il destino di ogni persona è strettamente legato al destino della nostra nazione e del suo popolo” e cioe’ vogliamo credere che la Cina, dopo il XVIII congresso del PCC, sotto la nuova leadership di Xi Jinping (习近平) sia veramente vicina alla realizzazione di questo sogno, per la sua cultura millenaria, per la raffinatezza del suo pensiero, perché tanta prosperità farà anelare ancora di più alla libertà.
Ma ogni libertà rispetta l’autorità di un potere che e’ democratico solo nella misura in cui e’ controllato da un sistema di pesi e contrappesi (check and balances).
Mi viene in mente allora l’Italia, le televisioni monotematiche, 20 anni di pensiero dominante in cui la libertà e’ libertà economica, tutto e’ azienda, la sanità, la scuola persino la famiglia e tutto ruota intorno ad un potere oligarchico, tracimante difficile da arginare. E se, alla fine, non si riesce a bloccare, a controllare, nonostante le sentenze, la divisione dei poteri (e forse la democrazia stessa) affonda sotto una sabbia ferrosa, come fosse armata.
Ma il vento della speranza soffia su tutti i pensieri e non si può soffocare, risorge dalle sue ceneri come un’araba fenice e ci fa sperare in un mondo nuovo, dove si fondino in un nuovo pensiero le idee di liberta’ e democrazia dell’occidente, corrette dall’idea di etica, dal senso del dovere e dal rigore morale dell’oriente, di un oriente in cui tutto questo sia arricchito dall’annuncio del Vangelo portato da una Chiesa nuova, quella di Francesco, sia di Assisi o d’Argentina…non importa.

NOTE:
‘ “Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” Cicerone, De oratore II, 9
” Joseph Nye, Soft Power: The Means to Success in World Politics, New York, 2004 tr. it. Soft Power, Einaudi, Torino, 2005, p.34
”’ Sir Walter Raleigh della Marina Militare Britannica, XVI secolo 5 G. SECHI. Elementi di Arte Militare Marittima. Tipografia Raffaello Giusti, Livorno, 1903. Vol. I pag 5

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