Il ventennio di Berlusconi, la deriva della seconda repubblica, la speranza di un’Europa dei popoli.

L’Italia e’ un paese straordinario, unito da poco più di 150 anni, ma nazione da molto di più, con una sua anima, i suoi usi e costumi,  la sua religione e la sua gente, dalle alpi alle isole, protagonista del Rinascimento originaria dell’antica Roma, maestra del diritto o della Magna Grecia, culla della civiltà.

L’Italia e’ un paese speciale, democratico da solo sessant’anni o poco più’, che ha pero’ conosciuto spruzzi di democrazia e liberta’, che sono emersi e poi scomparsi,qua e la’, nel corso dei secoli e dei millenni.

L’Italia e’ un paese fatto di materia strana: grande cultura e gretta ignoranza, ricchezza e poverta’, altissime vette di civilta’ e profonde depressioni.

L’Italia e’ un paese incostante, che sa regalare al mondo grandi uomini (e donne), idee eccezionali e premi Nobel, scienza e conoscenza ma anche deliri fascisti, inquisizioni, emigrazioni ed immigrazioni, abbandoni e desolazioni di uomini e luoghi.

L’italia e’ un paese cosi’, che emerge all’improvviso, trasporta come un fiume che tracima se stesso e il mondo in una nuova era e poi scompare, sommerso da altro o da se stesso.

L’Italia degli ultimi 20 anni e’ ancora un paese cosi’: molte vicende si sono succedute, ricchezza e progresso, forse come mai prima, fino alla deriva di una crisi profonda e devastante, finanziaria, economica ma soprattutto politica, culturale e sociale, insieme all’Europa e al “vecchio mondo.”

Un Paese destrutturato sul piano politico, in cui i rappresentanti del popolo, regolarmente eletti, anche se da una legge elettorale ai limiti della costituzionalità, non riflettono la volontà democraticamente espressa e formano un governo sotto l’egida ancora di Berlusconi, un leader geniale che riesce a governare pur avendo perso le elezioni (mentre gli altri  le hanno vinte ma non abbastanza..).

Ed in questo Stato, fatto di cittadini malamente rappresentati, si forma un governo di compromesso (a confronto del quale i governi frutto dell’applicazione del manuale Cencelli di democristiana memoria, appaiono quasi riflesso di trasparente democrazia!), che non riesce ad elaborare    programmi di un certo respiro e nemmeno progetti a termine.

Ed in questo stato, afflitto da un serio problema politico, si crea un groviglio istituzionale, che rende l’Italia un paese scomposto e scompaginato, che esprimere, e a fatica, un Presidente della repubblica solo ricorrendo ad un troppo anziano esponente della prima repubblica che, col senso del dovere e dello stato proprio degli uomini della Resistenza e della ricostruzione, che hanno  combattuto col sangue per la libertà, ha accettato questo compito di traghettatore…ma siamo ancora nel bel mezzo di questo fiume in piena, nonostante maldestri tentativi di riforma, tattiche scevre da ogni visione strategica.

Su tutti questi problemi inquietanti si infrange rovinosamente la sentenza del processo Mediaset che condanna in via definitiva il senatore Berlusconi, leader indiscusso del PdL, per frode fiscale, in un paese che nega tutto, pure le sentenze!!! (perché non riconosce più nessuna legge, nessuna regola, nessun vincolo, nessuna autorità e nessun potere se non il potere del danaro), in un paese in cui nessun partito offre una prospettiva.

L’italia e’ un paese cosi’, che  nonostante tutto, da nord a sud, si vuole riappropriare della politica, intesa come cura della polis, che e’ cura degli interessi di tutti, affinché il confronto dialettico non sia più aggressione per la difesa di interessi di parte ed il momento politico decisionale non sia più ostaggio dei più diversi interessi  delle lobby.

L’Italia e’ un paese che conosce il rinnovamento, in un mondo che, pur diverso in ogni localizzazione, e’ diventato tristemente omogeneo, e sta  silenziosamente coltivando tutte le realtà in un inusuale (per la nostra tradizione italiana, almeno) melting pot, coacervo di conoscenze, esperienze, tradizioni filosofiche, politiche, culturali, che possano interagire col nostro ricco patrimonio culturale di matrice cristiana.

L’Italia e’ un paese che vuole riconquistare quella credibilità indispensabile per riavviare un processo di sviluppo che sia fondato su ideali solidi, da veicolare a Bruxelles, laddove le linee di politica economica e finanziaria a volte (troppo spesso) vengono  adottate dimenticando gli ideali fondativi, quelli di  Robert Schuman e di Jean Monnet, che intuirono come un semplice controllo congiunto della produzione del carbone e dell’acciaio, guardando alle terre che ne erano ricche e che erano state l’oggetto del contendere di due devastanti guerre mondiali (Saar, Ruhr, Alsazia) avrebbe impedito il sorgere di ogni altra futura guerra.

Guardiamo all’Europa di oggi, divisa dalle decisioni finali dei singoli governi, e  realizziamo al più presto un’Europa sovranazionale, come voleva il Manifesto di Ventotene, rileggiamo Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli e combattiamo per un’Europa che o sarà federale o non sarà, un’Europa dei popoli e non delle nazioni (le più ricche contro le più povere), un’Europa da costruire sul comune retaggio culturale e non sullo spread, su un governo comune in quanto espressione di tutti i cittadini europei e non solo e solamente su una moneta unica, per soffocare come usurai i paesi più poveri, che certo poveri non sono perché portatori di quella cultura e quella civiltà che costituiscono le fondamenta dell’Europa stessa.

La mancanza di risorse impedisce un’efficace politica di interventi? Oppure e’ il momento di rivedere l’allocazione delle risorse e le priorità….

Lo strutturale calo degli investimenti netti sta producendo il declino forse irreversibile del nostro apparato produttivo? Ma il nostro paese non e’ mai stato ricco di materie prime ma di cultura, quella cultura forse salvaguardata solo in poche aule universitarie, forse.., ma calpestata, denigrata, umiliata nelle scuole di ogni ordine e grado, nella ricerca ridotta a vassallo di ben altri interessi….

Il pareggio del bilancio, inserito nella Costituzione come garanzia di sobrietà e percorribilita’ economica delle scelte politiche, rischia di produrre, come sostengono ben cinque premi Nobel (Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin e Robert Solow), gravi danni perché impedisce di ricorrere al credito per finanziare le infrastrutture, l’istruzione, la ricerca, lo sviluppo, la tutela dell’ambiente.

In Italia i danni sarebbero, come sostiene un altro premio Nobel, Fitoussi, addirittura incalcolabili, dato il suo immenso patrimonio storico, archeologico, culturale…che fine farebbero le vestigia greche e romane, i borghi medievali, le città d’arte, le chiese,  i palazzi che testimoniano tutta la parabola storica dell’occidente?

Questa è l’Italia delle contraddizioni che ci fanno  girare la testa, e le scatole…studenti che vagano in scuole senza insegnanti, terre abbandonate, musei chiusi, opere inestimabili negli scantinati, restauri impossibili…, siti archeologici che cadono a pezzi, finanziamenti europei per il sito di Pompei in bilico….

Il rigetto verso l’euro non è un irrazionale atteggiamento dei cittadini nei confronti dell’Unione Europea ma è la logica reazione ad una grave mistificazione operata da alcuni governi che hanno, negli ultimi anni, reinterpretato i principi fondativi di quell’Unione in chiave economica,     creando un’unione monetaria imposta dagli stati più economicamente avanzati.

Quest’Italia straordinaria, speciale, strana, incostante vuole un’unione  europea vera, dei popoli, degli ideali, dell’identità che lasci ampio margine di manovra all’economia che non può che declinarsi diversamente, a seconda delle peculiarità nazionali…

Quest’Italia straordinaria, speciale, strana, incostante vuole ricollocare il temuto disastro di ogni pur timido contrapporsi alla onnipotenza dell’euro nella dialettica politica, rifiutare questa visuale gretta e monotematica, il potere assoluto della banca centrale e della banca d’Italia non in mano alla nazione ma a poteri economici privati!

Bruxelles deve mostrare la più ampia flessibilità politico-decisionale richiesta dal difficile momento che l’Europa attraversa. Deve togliere la spina dal potere economico e riaccendere la luce della fede, della speranza, degli ideali della civiltà!

Il nostro Paese ha cercato di riallinearsi a quanto richiesto dall’unione, ma non è più pensabile procedere con una pressione fiscale del 52 per cento ed un aumento esponenziale  del rapporto debito pubblico-PIL.

Perché c’è qualcosa che non torna e che ci sfugge se noi europei pensiamo che lo spead ci insegue e il pareggio del bilancio ci sprofonda dentro un precipizio, come birilli, un paese sull’altro, un paese dopo l’altro..

C’è qualcosa che non torna e che ci sfugge se pure la Germania ha oggi  un orizzonte limitato, una carenza di domanda estera e teme l’avvilupparsi della crisi che prima o poi deborderà anche sui  più forti.

Perché c’è sicuro qualcosa che non va se noi italiani, eroi, poeti, santi, navigatori siamo imbarazzati, sconsolati, disperati, chi si ubriaca per una sentenza, chi pensa che la sentenza l’hanno scritta ubriachi, anche la cassazione in fondo e’ un optional, se sei liberal, o politicamente corretto,  senza spiegazioni, e vorremmo piangere, mentre molti ridono, e sentimenti avversi ci attanagliano e ci sovrastano, sentimenti smarriti come noi italiani, confusi, derisi, inconsapevoli, colpevoli.

Matita copiativa, scheda elettorale, croce sul simbolo.

Colpevoli.

Chi per il voto espresso.

Chi per il voto mancato.

Chi per sentenza.

Tristezza, forse vergogna, ma tanta voglia di ricominciare.

Come nel 45.

Come nel Rinascimento.

Come nella Sicilia di Federico II di Svevia.

Come l’Europa dei popoli, l’Europa di quei folli visionari che erano i padri fondatori con il loro “idem sentire” europeo, forza dirompente che ha saputo esportare i concetti di libertà, democrazia, uguaglianza tra gli uomini (e tra gli uomini e le donne), legalità, rispetto reciproco…. tessendo  e armonizzando le diversità facendole diventare opportunità, opportunità di crescita, di miglioramento, di rinnovata progettualità per la pace, l’unità, la stabilita e la prosperità.

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I am a Doctor in Political Sciences, I like writing about Chinese history, language, culture, state theory, Legal chinese system, geopolitics and so on .... I love also writing about Life and dreams
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