FERMO IMMAGINE

I mercatini sono la mia passione. Penso che nessuna merce al mondo sia interessante, ammaliante e accattivante come quella dei “banchetti” e se queste bancarelle sono sapientemente sistemate su strade acciottolate di un borgo medievale in una Mostra Mercato dell’Antiquariato e dell’Artigianato…allora diventa materia per il mio blog!!

Dopo una prima salita che si inerpica tra vecchie mulattiere che abbracciano rioni senza tempo, torri che fanno capolino tra i palazzi, squadrate e robuste, appoggiate su chiese  dai portali importanti, ci fermiamo quasi persi tra colori, vociare, suoni diversi, musica, profumi, incontri e sorrisi. Quasi nascosta tra espositori, antiquari, collezionisti, artigiani e prodotti tipici troviamo la porta di una chiesa: guardiamo all’interno la pista tracciata dalla fioca luce che, dall’esterno, riesce a fatica a farsi strada; seguiamo queste linee impolverate ed  argentate nel buio ed un affresco troppo poco illuminato …si,  questa e’ l’Italia…passeggi per mercati e tra incensi indiani, lini e sete di Positano, ciauscolo e erbe officinali, entri in una chiesa e trovi l’Adorazione dei pastori (di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio), incastonata nel padiglione barocco dell’altare maggiore. Siamo come ammaliati dal cromatismo onirico, dalle suggestioni delle  pennellate pastose e libere, dalla vasta gamma di colori che sprizzano una luminosità che si riflette dolcemente fino sui nostri volti. Alziamo  lo sguardo rapiti come da una  visione celeste che vorrei illuminasse anche un poco, un pochino, la mia vita ora…e poi penso che in fondo sono  pure felice tra tanta gente che va e che viene dai mille colori delle nazioni.

Ci incamminiamo verso la piazza ed entriamo nella Biblioteca storica, percorriamo le Sale della Biblioteca, il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni, sale come una matrioska colorata di libri, cerco una wifi ma no, e’ tardi, torni domani, e la mia posta? ed il mio blog? l’aggiornamento? mi sovviene che sono in vacanza, la tecnologia, il suo fascino e mentre penso arriviamo alla  Loggetta panoramica che si affaccia sulla piazza che si apre lusingata al nostro sguardo. Il mio primo figlio, mentre ascolta tra vecchi grammofoni una canzone di Celentano, pensa a voce alta con me alla folla composta da vite che si dipanano, sui banchi mi mostra foto scolorite, memoria dell’eterno gocciolare del tempo sopra il viso dei passanti, sui cui tratti appare l’insulto di una morte o di un amante e mi chiede perché guardare il mondo con occhi asfaltati, rincorrendo il balletto delle ore, dato che  noi sappiamo dove siamo nati ma non sapremo mai dove si muore.

Il mio primogenito ama rovistare nei ricordi di altre persone, inverni o primavere per perdere o trovare dei raccordi,  nell’apparente caos di un rigattiere: quadri per cui qualcuno è stato in posa, un cannocchiale che ha dilatato un punto, un mappamondo, due bijoux, una rosa, ciarpame un tempo bello e ora consunto, oggetti che qualcuno ha forse amato e che ora giaccion lì, senza padrone, senza funzione, senza storia o stato, nell’intreccio di caso o di ragione. Mi chiede: mamma perché la mia vita cade in altre vite ed io mi sento solamente un punto, lungo la retta lucida di un meccanismo immobile e presunto?…vi ricordate la canzone? SI, noi siamo quelli che son venuti prima che in parte abbiamo conosciuto, e quelli dopo che non conosceremo, come una rima vibrante e bella, però senza scopo, non sapremo  e non sappiamo, questo dolore che vagliamo fra le maglie di un oggetto, svanisce un po’ nel contemplare un fiore, si scorda fra le pagine di un libro, lungo la scacchiera di giorni e strade… e sempre lui, il controllore, mentre sfoglia oziosamente pagine di vecchi libri mi dice che sembrano  pagine  assorbite da fantasmi inventati che tu spogli rivestendoti in loro, piano piano, come se ti scoprissi in uno specchio… attori ingenui su una scena di un palcoscenico misterioso e immenso… che bella canzone, Adriano Celentano!!

Immersa nei pensieri con il mio primo figlio, trovo qualcosa tra i banchi illuminati della mostra mercato, sento un accento inglese, vedo una magnifica teiera del “Silver Jubilee of Elizabeth II, that has marked the 25th anniversary of Queen Elizabeth II’s accession to the thrones of the United Kingdom, Canada, Australia, New Zealand, and other Commonwealth realms”….Lo scorso anno, a Londra, avevamo trovato quella del  “Diamond Jubilee” , avevamo provato a pigiarla nello scarno bagaglio di compagnie low cost ma proprio non ne voleva sapere di infilarsi dentro, per non parlare della valigia della stiva che più svuotavo e più pesava….ed ora eccola qui! E mentre giro e rigiro tra le mani questo imprevisto oggetto lasciato a Londra e ritrovato in un borgo medievale, penso a quanto il mondo si sia fatto vicino, nessun oggetto è più così locale da non trovarlo da un capo all’altro del mondo!

E mentre, come al solito, mi perdo dietro i miei pensieri, sento girare vorticosamente la ruota del tempo della vita, sono tornata di nuovo bambina, per mano la mia bambina, che tanto bambina non è più, circondata di bambole meravigliose: ecco la barbie sposa, con un lungo strascico bianco ed il velo corto e morbido, proprio come era il mio; barbie sera, con lunghi e spumosi vestiti dai mille colori e dalle infinite sfumature, merletti, pizzi, balze; barbie smart, con vestiti alla baiadera e completi hawaiani, e poi scarpette, stivali e tutti gli oggetti più disparati che non sai se usciti da un presepe o da una fabbrica di miniature…e mi ricordo la mia nonna chic che col suo uncinetto mi preparava insolite gonne ed eleganti vestiti con cui vestivo le mie barbie per tutte le occasioni e i cappellini, inamidati e alteri, sempre troppo simili a quelli che indossava lei, mia nonna, e che teneva pure dentro casa mia!! “Finisce cosi questa favola bella se ne va, se ne va, il disco (a 45 giri) a clic e vedrete tra un po’ si fermera’…” E come si fermava inesorabilmente nel mangiadischi la sigla delle “Fiabe sonore”, così inesorabilmente si ferma questa breve favola nelle bancarelle dell’antiquariato e mi risveglio con una musica africana suonata in uno stand di legni e avori e strani strumenti musicali. La mia bambina, detta la pifferaia magica perché quando esce un arrangiamento dal suo flauto o una canzone vibra dalle corde della sua chitarra si viene attratti da lei come i bambini del pifferaio della favola, si accovaccia e prova a suonare uno strano xilofono…che mi ricorda un altro passato…

Fermo immagine.Un albero di pino in un giardinetto, un incisione di 20 anni, forse più, i nostri nomi abbracciati ad una data, quella del nostro matrimonio, un tronco nodoso, un po’ come noi due, ma ancora intagliati li’, dal mio uomo, dolce e rude, buono come il pane ma a volte secco come il pane secco, segni forse un po’ impalliditi dalle tante intemperie che ci ricordano la  nostra vita insieme. E’ bello tornare qui, nel freddo di questa strana estate, inseguendo i ricordi, fotogrammi di un vecchio film in bianco e nero, che la mente tenta di fermare in una corsa contro il tempo. Le luci, la musica, l’allegria, il presente di un mercatino dell’antiquariato che, come la vita, lega presente e passato, passato e presente in un fermo immagine fotografato su un albero.

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I am a Doctor in Political Sciences, I like writing about Chinese history, language, culture, state theory, Legal chinese system, geopolitics and so on .... I love also writing about Life and dreams
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Una risposta a FERMO IMMAGINE

  1. vengodalsud ha detto:

    Troppo difficile per le mie scarse capacità! Il testo è bello e poetico ma non so fino a che punto io sia riuscito a capirne il significato.

    Mi piace

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